Feed on
Articoli
Commenti

Una recente inchiesta del Sole24Ore ha censito la presenza di circa 650mila immigrati non in regola con le norme sul soggiorno in Italia: si tratta, però, non di pericolosi criminali, ma di lavoratori cui la legge italiana impedisce la regolarizzazione. Ecco come Liberazione del 13 Maggio scorso riassume e commenta i dati.

In Italia ci sono almeno 650mila immigrati che lavorano al nero perché clandestini, ma che non sono affatto dei delinquenti, come la destra vorrebbe far credere. Si tratta di persone oneste, che vorrebbero pagare le tasse e godere dei diritti di cittadinanza ma che non possono farlo a causa di una legge assurda che, di fatto, glielo impedisce, negando loro il permesso di soggiorno. Altro che il presunto “buonismo” della sinistra: basta guardare i dati del primo “censimento” dei clandestini sul territorio nazionale, resi noti ieri dal quotidiano Il Sole 24 Ore, per rendersi conto di quali disastri abbia prodotto in questi anni la Bossi-Fini.
A fare chiarezza è una indagine del Dipartimento di Demografia dell’Università Milano Bicocca realizzata sulla base delle 724mila domande presentate dai datori di lavoro italiani per il decreto flussi 2007. Continua a leggere

Una sintesi dell’articolo «Zingari, ebrei e bambini rapiti», pubblicato su questo blog alcuni giorni fa, è uscita anche sul numero odierno di «City», il quotidiano in distribuzione gratuita nelle metropolitane e nelle Stazioni ferroviarie. Eccone il testo.

“Gli ebrei rubano i bambini, e ne usano il sangue per i loro riti”: così si pensava nel Medioevo e fino all’800. Non era vero, ma la leggenda costò agli ebrei persecuzioni terribili. Oggi, sono gli “zingari” che rubano bambini? Continua a leggere

Ieri l’Agenzia Giornalistica online Redattore Sociale ha intervistato Giovanni Zoppoli, referente napoletano dell’associazione Osservazione. Secondo Zoppoli, nella vicenda del presunto rapimento del bambino ci sono diverse cose che non quadrano: e che farebbero pensare all’influenza di interessi speculativi legati al mattone. Magari con l’intervento della camorra… Qui sotto un documento del “Comitato Spazio Pubblico” di Napoli che parla di queste cose.

Dopo tanti anni trascorsi a occuparsi del Carnevale e delle sue maschere, i gruppi del Comitato Spazio Pubblico di Napoli invitano cittadini, associazioni e istituzioni a smascherare la guerra tra poveri (napoletani/rom) scatenatasi negli ultimi giorni a Napoli. Come sempre, le guerre tra poveri le scatenano i ricchi e, come sempre, sono solo i ricchi che finiscono per avvantaggiarsene. Invitiamo la città a aprire gli occhi, a vedere i tanti burattinai che stanno tenendo i fili di questo spettacolo mediatico. Sappiamo quanto sia difficile ragionare quando si è accecati dall’odio e dal risentimento, eppure ci sono alcuni fatti certi:

1) «67 milioni di euro: la Giunta Comunale ha approvato i progetti preliminari per il Programma di Recupero Urbano (PRU) nella zona di Ponticelli. Ora bisogna soltanto fare presto, perché se i cantieri non aprono entro il 4 agosto, vengono revocati i finanziamenti ministeriali», così scriveva il Corriere della Sera del 22 Febbraio 2008. Il primo fatto è dunque questo: se entro agosto 2008 non iniziano i lavori per la costruzione degli edifici previsti, imprese edili e affini rischiano di perdere 67 milioni di euro. Continua a leggere

Vergogna

Questo blog si unisce all’appello delle organizzazioni Rom e Sinte e chiede a tutte le forze democratiche del Paese di intervenire per fermare le violenze contro le popolazioni Sinte e Rom.

Tornano in questi giorni, a proposito dei Rom, le infamanti accuse di rapimento di bambini. Accuse false, inventate e drammaticamente simili a quelle che, solo pochi secoli fa, colpivano gli ebrei: cerchiamo di ricostruire brevemente le une e le altre, sul filo della memoria storica.

Dunque, gli zingari ruberebbero i bambini: è quanto si apprende dalla stampa nazionale di questi giorni, a proposito del caso recentemente accaduto (o inventato) a Ponticelli, vicino Napoli (che, come riportano le cronache di oggi, ha avuto un seguito drammatico, con aggressioni e violenze contro i Rom). Una vicenda dai contorni ancora poco chiari, ma che secondo alcuni quotidiani (il più convinto sembra Il Giornale) non lascerebbe dubbi. Le cose stanno proprio così, i Rom rubano davvero i bambini? Vediamo più da vicino… Continua a leggere

In questo blog ho più volte segnalato l’inconsistenza della cosiddetta “emergenza sicurezza” agitata da giornali e televisioni. I dati di un recente rapporto dell’ISTAT restituiscono una fotografia complessa sulla criminalità in Italia, che non legittima il clima emergenziale creato dalla politica.

Come si è evoluta la criminalità negli ultimi anni? L’Italia è un paese insicuro? Siamo in presenza di una crescita esponenziale dei reati? Una recente ricerca dell’ISTAT fornisce un’immagine ben più “mossa” e complicata di quella proposta da giornali e televisioni. Continua a leggere

Come noto, lo slogan Tolleranza Zero è stato coniato originariamente negli Stati Uniti, ed è diventato il pilastro delle politiche penali a New York all’inizio degli anni ‘90, sotto l’amministrazione guidata da Rudolph Giuliani. Quali sono stati i risultati di quel modello? Ha funzionato? Ha prodotto effetti positivi? Una piccola inchiesta, utile per rispondere ai cantori nostrani (e acritici) del “pugno di ferro”.

Tolleranza Zero (Zero Tolerance) è lo slogan con il quale il repubblicano Rudolph (Rudy) Giuliani ha vinto le elezioni municipali nel Gennaio 1994, e governato New York negli anni successivi. Le origini di questo slogan, però, vanno cercate nei decenni precedenti. Continua a leggere

Il Portale Melting Pot, un sito di comunicazione e di informazione sui fenomeni migratori, mi ha fatto un’intervista, che pubblico anche su questo blog. A partire dal mio dossier sui CPT, il colloquio spazia sulle tante questioni che riguardano le politiche di immigrazione. Il testo originario dell’intervista si trova qui.

La detenzione amministrativa dei migranti fallisce i suoi scopi dichiarati ma l’Unione europea la assume come modalità legittima e innalza il trattenimento a 18 mesi; l’allarme sicurezza condiziona la vita di milioni di italiani negando al contempo l’esistenza di società già meticce e trasformate dalla presenza dei nuovi cittadini; la frontiera spettacolarizzata di Lampedusa è porta di ingresso solo per un numero molto minoritario di migranti, i più fragili costretti a rischiare più degli altri; la politica degli sgomberi viene portata avanti nonostante esistano esperienze di servizi sociali che sono riusciti a mostare altre alternative possibili e più efficaci, mentre in città come Verona i migranti più di altri difendono i valori della condivisione, del ’comune’, della socialità. Come decifrare la realtà così complessa che si delinea quando si guarda il nostro mondo dalla lente delle migrazioni? Ne abbiamo parlato con Sergio Bontempelli, di Africa Insieme, che ha messo in web un nuovo blog dedicato proprio ai temi delle migrazioni. Continua a leggere

Tempo fa avevo segnalato a Giuseppe Faso l’incredibile progetto del Comune di Milano - da me già descritto e commentato su questo blog - che vorrebbe insegnare le regole della pulizia e dell’igiene agli immigrati, considerati evidentemente alla stregua di selvaggi. Giuseppe ha raccolto la palla al balzo e ha pubblicato - sul numero in edicola del settimanale Left - un suo commento “al veleno”. Eccolo.

«Una certa “fragilità” intrinseca e una scarsa cultura della salute e della prevenzione di alcune popolazioni straniere hanno portato a una recrudescenza di patologie ormai debellate o del tutto marginali nella popolazione milanese…» (Comune di Milano). “Immigrazione Sana” è il titolo di un “progetto” presentato nel sito dell’Amministrazione Comunale e segnalatomi da Cinzia, del Naga e Sergio, di Africa Insieme. Si tratta di un documento di rara comicità. Continua a leggere

Visti, passaporti, permessi di soggiorno. Oggi li diamo per scontati, sembra che siano sempre esistiti: almeno da quando esistono gli Stati nazionali. E invece sono più recenti di quanto si creda. Una piccola storia del permesso di soggiorno e delle politiche migratorie ad esso legate: il caso italiano.

Quasi tutti gli strumenti normativi che regolano l’immigrazione sono stati creati all’indomani della Prima Guerra Mondiale: prima, la mobilità delle persone attraverso i confini era sostanzialmente libera. L’esperienza bellica accresce, nelle autorità statali dei paesi europei, il senso di insicurezza e il bisogno di controllo sulle persone che si muovono attraverso gli Stati: si temono, in modo particolare, le operazioni di spionaggio dei paesi stranieri, le attività di organizzazioni sovversive, il terrorismo internazionale. Negli anni ’20, viene così elaborata in tutta Europa una “cassetta degli attrezzi”, cioè un insieme di strumenti per il controllo della mobilità, grosso modo rimasto inalterato nel tempo: visti, permessi di soggiorno, controlli di frontiera ed espulsioni nascono proprio in questo periodo. Continua a leggere

Enrico Pugliese è uno dei più acuti e competenti studiosi italiani dei fenomeni migratori, nonchè uno storico animatore-dirigente della Rete Nazionale Antirazzista e dei movimenti per i diritti dei migranti. Questo articolo, pubblicato oggi sul Manifesto, comincia con un reportage su un viaggio verso Tirana, a bordo di una delle tante navi che riportano a casa i migranti albanesi. Di qui sviluppa una riflessione su come sono cambiate le cose, dall’epoca in cui gli albanesi sbarcavano a bordo delle “carrette del mare”. E, infine, propone un parallelo con gli “albanesi” di oggi, i migranti rumeni, criminalizzati e stigmatizzati come lo furono allora i cittadini del Paese delle Aquile. Una riflessione sulle “emergenze securitarie” - di ieri e di oggi - che ho trovato, letteralmente, splendida. Buona lettura…

Nella nave della Tirrenia da Bari a Durazzo su oltre un migliaio di passeggeri gli italiani si contano sulla punta delle dita. Eppure tutti parlano italiano: non solo nel senso che questa è la lingua con la quale tutti si rivolgono al personale di bordo o ai camerieri, ma anche perché in questa lingua i passeggeri, quasi tutti albanesi, a volte parlano anche tra di loro, soprattutto i più giovani. Si tratta d’altronde di ragazzi nati in Italia, magari da coppie miste, o arrivati giovanissimi. Anche l’aspetto avvicina sempre più questi nuovi albanesi agli italiani. La componente borghese dei viaggiatori - quella arrivata 15 anni addietro con i pericolosi gommoni e che ora viaggia in cabina - non si distingue affatto. Così nella componente proletaria, in larga misura giovane, l’aspetto è simile quello dei coetanei italiani. Pochi tra i passeggeri di ponte dormono sdraiati per terra, sono quelli più anziani, molto simili ai nostri emigranti-proletari che andavano in Svizzera o in Germania 40 o 50 anni fa. Non so se sono i più poveri nella nave, sono certo i più stanchi e quelli con maggior necessità (o volontà) di risparmiare. Sono gli emigranti di prima generazione, quelli che pensano innanzitutto al risparmio e al ritorno, come d’altronde la letteratura internazionale sulle migrazioni ha sempre sottolineato. Continua a leggere

Chi non conosce Johnny B. Goode di Chuck Berry? Scritta nel 1955, pubblicata nel 1958, questa canzone rappresenta un atto fondativo, quasi un certificato di nascita del rock’n'roll: eseguita e rifatta da innumerevoli musicisti, ha percorso l’intera storia del rock moderno. E se tutti ormai conoscono - anche solo per averlo sentito una volta - il ritmo travolgente di questo pezzo, meno conosciuta è la storia che esso racconta. Continua a leggere

Pubblico questo bell’articolo di Gad Lerner, tratto dal suo blog, e uscito recentemente su Vanity Fair

Non so in che misura la violenza sessuale esercitata il 16 aprile scorso dal rumeno Joan Rus su una studentessa sudafricana abbia influenzato l’elezione del sindaco di Roma. Ma so che nel frattempo lo stupro, l’abuso e l’umiliazione si ripetono in Italia centinaia, migliaia di volte senza diventare un “caso politico”, solo perché nella grande maggioranza dei casi i violentatori sono nativi della penisola anziché immigrati. E magari pure capifamiglia che tra le mura domestiche si sentono in diritto di spadroneggiare sulle “nostre” femmine, salvo poi comprare a modico prezzo il sesso delle straniere prostitute quando decidono di concedersi una libera uscita.

Almeno un paio di volte alla settimana viene ritrovato il cadavere di una di queste poverette in una roggia o in un bosco, magari nuda e chiusa in un sacco della spazzatura. Ma state tranquilli che la politica non ci farà su comizi; i giornali ricameranno serial killer lontano dalla prima pagina; e nessun sindaco veronese invocherà la pena di morte per gli esagerati consumatori nostrani di carne d’importazione. Continua a leggere

Pubblico la terza (ed ultima) parte del dossier informativo sui centri di permanenza temporanea per migranti.

Vai alla parte prima - Vai alla parte seconda

Mobilitazioni, inchieste e denunce sulla realtà dei CPT non restano senza conseguenze: a partire dall’Estate 2005, l’istituto della detenzione/trattenimento amministrativo è oggetto di diffuse critiche, non più limitate all’associazionismo e ai movimenti, ma estese anche ad ambiti politici e istituzionali.

Continua a leggere

Pubblico la seconda parte del dossier sui Centri di Permanenza Temporanea per immigrati.

Vai alla parte prima - Vai alla parte terza

La legge Bossi-Fini entra in vigore il 10 Settembre 2002, e prevede un’abnorme estensione degli strumenti repressivi contro l’immigrazione irregolare. Dal 2002 al 2003 la spesa pubblica per le espulsioni e le politiche di contrasto aumenta del 57% [Cfr. Corte dei conti, Programma di controllo 2003 -Gestione delle risorse previste in connessione al fenomeno dell’immigrazione, Regolamentazione e sostegno all’immigrazione. Controllo dell’immigrazione clandestina, Roma 2004]. Nel solo 2004, il sistema delle espulsioni costa all’erario circa 320 mila euro al giorno [European Migration Network, Punto nazionale di contatto in Italia, Immigrazione irregolare in Italia, cit., pag. 58]. Nel corso del 2003 il Ministero dell’Interno intensifica anche l’attività dei centri di permanenza temporanea: vengono aperti due nuovi CPT a Bologna e a Modena, il centro di Roma-Ponte Galeria viene ampliato, mentre si avviano le procedure per l’apertura di ulteriori strutture a Bari Palese, Gradisca di Isonzo (Gorizia), Foggia e Padova. Complessivamente, nel solo anno 2003 le spese di gestione dei diversi CPT (escludendo le spese per lavori e quelle per manutenzione straordinaria) ammontano a quasi 30 milioni di euro (per la precisione, si tratta di € 29.648.352,7) [vedi relazione della Corte dei Conti già citata]. Continua a leggere

Si parla spesso di centri di permanenza temporanea, o CPT, ma pochi sanno veramente cosa sono. Provo dunque a spiegarlo ripercorrendone la storia. Mi auguro che questo articolo possa rappresentare una sorta di “guida” per capirci qualcosa, o per approfondire ulteriormente. L’articolo è un po’ lungo - si tratta di un piccolo “dossier” - e per questo lo divido in tre parti. Di seguito la prima.

Vai alla parte seconda -   Vai alla parte terza

Che cosa sono esattamente i centri di permanenza temporanea, conosciuti anche con la sigla “CPT”? Per capirlo è bene anzitutto chiarire che cosa non sono. I CPT non vanno confusi con i centri di accoglienza: mentre questi ultimi servono – lo dice la parola – ad accogliere i migranti, a dar loro un tetto dove dormire, i CPT sono stati costruiti per trattenere gli stranieri in attesa di espulsione. Perché bisogna trattenere le persone in attesa di espulsione? Per rispondere a questa domanda, occorre ricostruire brevemente la genesi storica dei CPT: capire, cioè, quando sono nati, chi li ha inventati e perché. Continua a leggere

Per facilitare la lettura del dossier sui CPT, che ho diviso in tre articoli, ecco una sintesi dei singoli articoli con i relativi link

Continua a leggere

Ancora un bell’articolo (recente) di Giuseppe Faso, sulle dicerie gabellate per “dati di fatto”…

Una decina d’anni fa, la mia collaborazione a questo inserto è nata dall’idea che non si potesse delegare a specialisti accademici, coi loro tempi lunghi, un’analisi qualitativa delle strategie linguistiche e retoriche che costruiscono nella nostra società il fenomeno immigrazione, lo classificano, ed espellono dal discorso pubblico domande, perplessità, problematizzazioni nate in chi svolge un lavoro di prossimità con gli immigrati. Tale convinzione portò a istituire due rubriche, «Strumenti di lavoro» e «Le parole che escludono». Nella prima, venivano recensiti contributi sociologici, demografici, pedagogici e criminologici sull’immigrazione. Nella seconda, muovendo da spunti di lettura o di ascolto si ricostruivano pratiche di esclusione, a volte trasparenti (come in «vucumprà» o «efferato») a volte più complesse (come in «consulta» o «integrazione»).
Era chiara la fiducia, direi illuministica, su cui si reggeva l’operazione. Non sottovalutavo, però, la miseria di certe attività «intellettuali» che nel frattempo si muovevano in direzione opposta. Continua a leggere

Eva Rizzin è una giovane sinta, che ha conseguito un dottorato di ricerca in geopolitica all’Università di Trieste. Da tempo svolge il suo attivismo con l’associazione di promozione sociale OsserVazione, che promuove e difende i diritti umani delle minoranze Rom e Sinte in Italia. Fa parte del Comitato Rom e Sinti Insieme, il primo coordinamento nazionale di Sinti e Rom. Le ho fatto questa intervista, di prossima pubblicazione su un volume dedicato alle problematiche dei Rom.

Eva conosce dall’interno la “cultura” dei Sinti, e forse ci può dire qualcosa in merito.

Nell’opinione comune, quella dei Rom e dei Sinti è vista come una cultura chiusa, omogenea. In genere si parla dei Rom e dei Sinti o in termini eccessivamente “romantici” (figli del vento, musicisti, danzatori ecc.), oppure in termini estremamente negativi: in questo secondo caso, gli “zingari” sono quelli che, per cultura, rubano, rifiutano le regole, trattano male i bambini, vivono di elemosina… Quello che è importante capire è che non esiste una cultura Rom omogenea: ogni gruppo, ogni comunità ha delle sue caratteristiche specifiche, ed è molto difficile generalizzare. Bisogna imparare a capire che i Rom e i Sinti sono un universo plurale, con una molteplicità di culture, tradizioni, costumi. E, soprattutto, bisogna evitare di dipingere la “cultura Rom” in modo caricaturale: è come se si parlasse degli italiani in termini di “spaghetti, mafia e mandolino”… Continua a leggere

Lessico del razzismo democratico: è il titolo dell’ultimo libro di Giuseppe Faso, uscito per Derive & Approdi, che raccoglie gli articoli usciti nella rivista Percorsi di Cittadinanza (e pubblicati più volte anche in questo sito). Riproduco qui una recensione di Daniele Barbieri uscita sul n. 15/2008 di Carta.

Durante un dibattito, Tahar Lamri cita un proverbio arabo: «la lingua non ha l’osso», insomma va dove gli pare. Una ragazza albanese è lesta a rispondergli: «da noi invece si dice: non ha l’osso ma rompe tutte le ossa». Le parole corrono e fanno male: sono pietre, come la faccia dell’uomo nella copertina di «Lessico del razzismo democratico» [Derive Approdi, 144 pagine, 10 euro] di Giuseppe Faso. Continua a leggere