Si dice comunemente che la Zona Stazione a Pisa sia un luogo di “concentrazione” degli immigrati e delle cosiddette “situazioni problematiche”. La stampa locale ha parlato persino di “Chinatown” [reportage del Tirreno 13 Aprile 2006]: Alleanza Nazionale ha fatto approvare al consiglio comunale un emendamento al Regolamento Edilizio che prevede la traduzione in italiano delle insegne dei negozi (cosi si apprende dal Tirreno del 13 Aprile 2006), con la motivazione che “i cittadini pisani si sentono stranieri in casa propria” (così il consigliere comunale Diego Petrucci). Ma le cose stanno davvero così?
In Italia, dicono gli osservatori, non esistono “Chinatown” o “quartieri etnici”. “Per China town”, ha spiegato recentemente il sinologo Stefano Cammelli, “si intende un quartiere monoetnico segregato, uno spazio chiuso in cui gli immigrati cinesi sono costretti a vivere e dove si condensano servizi etnicamente esclusivi, comprese scuole e ospedali. Questo erano e in parte continuano a essere le China town negli Stati Uniti e nel Sud-est asiatico” [Il Manifesto, 26 Maggio 2007]. In Italia non esiste nulla del genere. Nel quartiere Esquilino, indicato come la “Chinatown romana”, gli stranieri (non solo cinesi) sono il 26% dei residenti, una percentuale rilevante ma che non configura una situazione “monoetnica” [Caritas Italiana, La città abbandonata, a cura di M. Magatti, Il Mulino, Bologna 2007, pag. 107], mentre nella zona Sarpi di Milano la percentuale scende al 10% [Il Manifesto, 26 Maggio 2007].
Anche rispetto ai fenomeni italiani di “concentrazione”, però, la zona Stazione di Pisa non presenta fenomeni particolarmente rilevanti. Ecco i dati sulla presenza di stranieri, in percentuale sui residenti, che si ricavano dalla pubblicazione su “La popolazione straniera a Pisa”, curata dal Piano Strategico del Comune [pag. 28: i dati sono aggiornati al 1 Gennaio 2006]:
- Quartiere Fiorentina: 13,17%
- La Cella: 12,01%
- Zona Ferrovia: 8,25%
- S. Antonio: 9,22%
- S. Giusto: 7,16%
- S. Marco: 2,57%
- S.Martino: 10,1%
- Totale zona: circa 9% (città 6,69% – quarta circoscrizione 8,78%)
È vero che, per esempio, nel quartiere Fiorentina si concentra il 36% dei cinesi residenti a Pisa, ma si tratta di appena 75 persone, in un quartiere di più di 2.000 abitanti: comunque, le comunità più numerose nel quartiere sono, in ordine, quella filippina di cui nessuno parla mai (60 persone), e quella albanese (27 persone). Altro che Chinatown!
Dal punto di vista della vita quotidiana nel quartiere – al di là dunque dei residenti che vanno a dormirci la notte – se è vero che vi sono numerosi luoghi di ritrovo degli stranieri, è anche vero che le forme di aggregazione restano, per così dire, “miste”. Nei quartieri Stazione e Fiorentina troviamo, tra l’altro, il più grande ufficio postale della città, due sedi della Provincia, la Polizia Municipale, le principali sedi sindacali (CGIL CISL UIL), la Camera di Commercio, alcune sedi universitarie ecc. Sono migliaia le persone “italiane” che abitano, lavorano o si ritrovano nella zona. Non siamo in un quartiere-dormitorio, né in un luogo degradato, né tantomeno in una “Chinatown”…
Anche la cosiddetta “insicurezza” dei residenti della Stazione – la presunta criminalità che degraderebbe l’intera zona – è tutta da dimostrare. Ecco le cifre dei reati denunciati in zona Stazione nel 2006 (fonte Questura): 6 denunce per danneggiamento, 1 per lesione, 0 per risse, percosse o stupro, 5 per detenzione o spaccio di stupefacenti.
La realtà è che la Stazione non è né una Chinatown, né un luogo insicuro, né un quartiere dove i pisani si sentono “stranieri a casa loro”. I problemi – che pure ci sono – sono di tutt’altro tipo. Provo ad elencarne qualcuno.
La Stazione è, anzitutto, luogo di aggregazione delle comunità straniere. Phone-center, negozi “etnici”, tavolini di bar o semplici panchine sono punti di riferimento e di ritrovo per gruppi informali di amici e connazionali: c’è dunque una forte domanda inevasa di spazi di aggregazione per stranieri. Questo pone, tra l’altro, un problema che attiene più al conflitto generazionale che a quello etnico: a Pisa, la fascia 20-40enni in rapporto al totale della popolazione è del 26% per gli italiani, e del 49,8% per gli stranieri [piano strategico, pag. 3]. I migranti dunque, in quanto giovani, esprimono più di altri un bisogno di aggregazione e di socialità: questo a volte può generare conflitti perché gli stranieri tendono a stare di più in strada, a ritrovarsi la sera, a “tirar tardi”, e magari a fare rumore sotto le finestre di chi, più anziano, vuole dormire. E’ un problema tipico di tutti i centri urbani, che non ha nulla a che fare né con la sicurezza né con l’immigrazione: basterebbe, per questo, una buona politica degli spazi sociali, che garantisse sia chi vuole dormire sia chi vuole ritrovarsi a giro la sera…
Da sempre, inoltre, le Stazioni sono punto di riferimento per le persone socialmente più fragili. Qui, nella zona, si può mangiare a poco prezzo (kebab e simili), l’atrio della Stazione è un luogo caldo e aperto, gli operatori sociali portano cibo la sera e così via. C’è bisogno allora di politiche sociali di inclusione.
Tradurre questi problemi in “emergenza sicurezza” li rende irrisolvibili. Questioni da risolvere attraverso adeguate politiche urbanistiche e sociali diventano problemi di ordine pubblico: ed è proprio questo ad incancrenire queste problematiche, rendendole esplosive.
(sintesi dell’intervento all’assemblea di quartiere organizzata da Rebeldia, Febbraio 2008)







