Un articolo di Giuseppe Faso, sull’uso (e l’abuso) dei sondaggi di opinione. Il sondaggio non è uno specchio delle percezioni collettive: ne è, piuttosto, una sorgente.
A giudicare da un sondaggio, parrebbe che – dopo l’ultima campagna di stampa – per il 42% degli italiani gli immigrati siano dei ladri. Inoltre, tre italiani su dieci ritengono che l’attività usuale degli stranieri sia lo spaccio, il 17 per cento la rapina e l’11 per cento lo stupro.
Naturalmente, è da discutere quanto sondaggi simili siano in grado di rilevare le opinioni di milioni di persone. Ve lo immaginate, il ragazzino che vi corre dietro alla stazione o vi chiama al telefono, e vi chiede: secondo lei, l’attività usuale degli stranieri è… lo stupro, il furto o la rapina? (barrare la casella che interessa). C’è chi risponde, chi mette giù il telefono: e forse questi ultimi non sono equamente ripartiti tra le varie caselline. Che il sondaggio sia solo uno specchio, e non anche una sorgente di percezioni, è difficile da credere.
Un altro sondaggio, durato una settimana, su Radio Tre, chiedeva: “Il ddl Amato-Ferrero prevede, per gli stranieri che giungono in Italia in cerca di lavoro, la possibilità di auto-sponsorizzarsi. Siete d’accordo?”. Per rispondere, era necessario riflettere, informarsi, essere capaci di leggere una parola di oltre dieci lettere. Sarà stato per questa selezione, che la maggioranza (più del 60%) ha risposto di sì, solo il 5% gli incerti. Nessuno ha ripreso i dati del sondaggio non becero.
Frequentatissimo, invece, il forum aperto da La Repubblica il 7 maggio scorso, dal titolo: “È razzismo chiedere di rispettare le leggi?”. Sarebbe bello sapere chi ha mai sostenuto che sia razzismo chiedere di rispettare le leggi: in mancanza di tale informazione, converrà attenersi all’aureo principio secondo il quale chi parla come se si dialettizzasse con una posizione di cui non fornisce la fonte è un volgare imbroglione che attribuisce posizioni finte a chi non è d’accordo con lui.
È vero, centinaia di persone hanno intasato il sito del giornale per rispondere: la qualità della maggior parte degli interventi è infatti al di sotto di qualsiasi livello di decenza, e non pare ingeneroso attribuire buona parte della responsabilità a chi ha formulato quella domanda, che del razzismo ha molte caratteristiche, tra cui il vittimismo (“ho solo chiesto di rispettare le leggi, e mi si dà del razzista…”).
Eppure la lettera da cui è cominciata la più recente campagna razzista si prestava a diverse domande da forum. Una avrebbe potuto riguardare la reciprocità dello stupro: “È d’accordo con la richiesta che sia assicurata la reciprocità nella punizione degli stupro fuori casa?”. L’autore della lettera, infatti, indulgeva a immaginarsi stupratore in un paese arabo, lamentando il fatto che lui sarebbe stato punito, contrariamente agli stupratori stranieri in casa nostra. Si sbagliava. In Italia su 100 stupri denunciati vengono assicurati alla giustizia ben 88 autori; e la stragrande maggioranza degli stupri, denunciati e non, avvengono in famiglia.
Si noti il progresso verso un grado perfetto di barbarie da parte della tribù cui apparteniamo. Prima si invocava la reciprocità nella costruzione dei luoghi di culto (“vogliono costruirsi la moschea, se fossimo in Arabia non ci permetterebbero di certo di costruire una chiesa…”), ora si invoca la reciprocità nello stupro impunito (“perché loro possono stuprare impunemente le nostre donne e noi non possiamo farlo con le loro?”). E ciò forse non è indenne, oltre che da paure ancestrali, da una sotterranea paura che in qualche modo ci venga fatto pagare l’assai diffuso turismo sessuale praticato da molti nostri rispettabili concittadini.
Giuseppe Faso, luglio 2007








bellissimo questo articolo…..e anche il blog!
Grazie!!!
bell’articolo.. e bel blog…
(e anche molto interessante la lezione di mercoledi’ scorso)
un saluto