Su La Nazione, cronaca di Pisa, del 27 Marzo 2008, è comparso un articolo sul fenomeno delle baraccopoli, che tra l’altro cita i dati da me forniti su questo blog. Nell’articolo c’è qualche piccola inesattezza, un po’ di termini del linguaggio scandalistico e securitario (i Rom che “si spostano di continuo”, o che “bivaccano”…) e anche qualche citazione un po’ frettolosa: per esempio, si cita il mio ragionamento sull’”effetto richiamo”, che però era inserito in un discorso molto più complesso e articolato. Tuttavia, la fotografia che emerge è sostanzialmente attendibile, ed è forse l’unico articolo, tra quelli usciti recentemente sulla stampa locale, che non accredita la tesi dell’”invasione”. Lo riporto qui sotto (vedi anche la versione PDF-fotocopia dell’articolo).
Quattro accampamenti abusivi, piccoli villaggi di baracche e lamiere in cui rom, rumeni, kosovari e bulgari trovano momentaneamente la loro “casa”, bivaccando in condizioni igienico-sanitarie precarie, quasi al limite della sopravvivenza. Si spostano di continuo, sotto i ponti, nelle stradine di campagne, lungo gli argini dell’Arno, nella pineta tra Vecchiano e Migliarino, e fra Marina di Pisa e Calambrone. Ogni angolo riparato ha i suoi abitanti e il suo piccolo falò. E secondo i dati forniti dall’ultimo censimento, fermo al 2007, frutto dei controlli effettuati in cità dagli agenti della Polizia Municipale, come attività di verifica sul flusso migratorio dei “nuovi cittadini” comunitari, in città e nei dintorni il popolo degli abusivi conta 342 Rom, 150 rumeni, 100 appartenenti alle etnie della ex-Jugoslavia. Un censimento che non ha uno scopo “punitivo” perchè bulgari e rumeni sono entrati a far parte dell’Unione Europea dal primo Gennaio 2007, ma che serve a capire in quanti stanno arrivando nel nostro paese e per svolgere un’attività di infomrazione sull’assistenza socio-sanitaria offertargli.
I campi abusivi, agglomerati di baracche e vecchie roulotte scoperti dalla Polizia Municipale sono quattro: due si trovano al ponte del CEP, uno sull’Aurelia (tra la concessionaria di automobili e il Viale delle Cascine) e uno lungo il Fiume Morto ai Passi. I Rom che vi abitano sono stati tutti identificati: sono prevalentemente adulti. Pochissimi i bambini uno dei quali ha sei anni e frequenta le scuole elementari a Porta a Mare. I cittadini censiti sono invitati a lasciare entro pochi giorni i luoghi occupati abusivamente per le precarie condizioni igieniche in cui sono costretti a vivere. Essendo ormai cittadini europei a tutti gli effetti non sono più soggetti a nessun provvedimento di espulsione.
Siamo assistendo ad un’invasione? Secondo Africa Insieme, una delle associazioni che a Pisa si occupa di problemi relativi all’immigrazione, negli ultimi dieci anni le presenze di Rom dalla ex-Jugoslavia sul territorio comunale sono sostanzialmente stabili, anzi sono addirittura calate di 99 unità, passando dai 451 del 2002 ai 342 individui del 2007. “Si tratta”, spiega il dottor Sergio Bontempelli, di Africa Insieme, nel suo blog su internet – della diminuzione delle presenze nei campi e non in città: molte famiglie, infatti, sono state inserite nel programma Città Sottili e hanno avuto una casa”. Sempre secondo l’analisi di Africa Insieme un fenomeno dell’abitare precario in crescita riguarda tunisini, albanesi, marocchini e stranieri in genere, e i rumeni, le cui presenze sono addirittura raddoppiate nell’arco di un solo anno, tra il 2006 e il 2007. Nel 2007 in particolare, con l’ingresso della Romania nell’Unione Europea, si sono registrati nuovi arrivi. Secondo le rilevazioni di Africa Insieme, però, si tratterebbe di un unico flusso proveniente da due piccoli paesi vicini a Craiova, Lipovu e Segarcea. I rumeni che si sono trasferiti a Pisa provengono da questi due villaggi e sono legati tra loro da rapporti di parentela, amicizia e vicinato. “Si è trattato” – spiega ancora Bontempelli – di un vero e proprio effetto richiamo: persone che erano originariamente emigrate a Milano o a Bologna sono state chiamate qui da parenti o amici che raccontavano di un territorio più ospitale, dove gli sgomberi sono più rari e in ogni caso meno violenti, dove il tessuto del volontariato cittadino è in grado di fornire qualche risposta alle emergenze più gravi”.
(La Nazione, cronaca di Pisa, 27 Marzo 2008)








Caro Sergio,
il 26 marzo scorso, giorno in cui è stato redatto l’articolo,
abbiamo, o meglio ho, provato a contattarti almeno una decina di volte, come avrai visto dalla chiamate senza risposta sul cellulare, proprio perché volevamo confrontarci con chi, come te, ha sicuramente il polso della situazione-insediamenti di Rom e non, più o meno autorizzati in città e in provincia. Alla fine, non riuscendo nell’intento, abbiamo optato per la “citazione frettolosa” dal tuo blog, che contiene sicuramente informazioni più attendibili di quelle che possiamo acquisire noi, girando a vuoto per la città o dando voce -senza avere spesso il tempo materiale di opportune verifirche- alle decine di segnalazioni che, con cadenza quasi quotidiana, ci giungono dai lettori. Il nostro (il mio) intento non era quello di usare toni “scandalistici o securitari”, anche se personalmente rimango dell’idea che il cosiddetto “abitare precario”, quando ciò vuol dire un falò sotto un ponte e quattro baracche di lamiera, è una condizione in cui non dovrebbero terrei mai nemmeno un cane. Purtroppo c’ero, la notte del 10 agosto scorso, quando la notte del 10 agosto scorso scoppiò l’allarme incendio sotto il cavalcavia di Pian di Rota, a Stagno. Ho visto con i miei occhi quel che rimaneva del focolare domestico in cui avrebbero dovuto crescere Eva e gli altri tre bambini Rom morti nel rogo. E’ una scena che non potrò dimenticare mai. E ogni volta che, venendo da Pontedera, passo sul cavalcavia della superstrada all’uscita via Fagiana, getto lo sguardo là sotto e vedo altre baracche. Come a Stagno, quell’accampamento abusivo, è sotto gli occhi di tutti. Tutti sapevano, ma non hanno impedito che accadesse quello che è accaduto. Non so se sotto il cavalcavia pisano abitino anche dei bambini, oltre alle due donne che vedo ogni giorno a stendere i panni vicino alle baracche in lamiera. Ma ho visto delle biciclettine e un passeggino che mi lasciano sospettare di sì. Spero tanto di non dover fare il “copia e incolla” dal pezzo che scrissi l’11 agosto scorso, sulla cronaca di Livorno. Ma a questo non dovrebbero pensare il sindaco che verrà e le Città Sottili…
Un abbraccio, Paola Zerboni