Mi pare utile, in questo momento, ragionare sul risultato elettorale a partire dai dati. E siccome non sono capace di elaborarli, pubblico un interessante articolo uscito oggi sul Manifesto, firmato da Francesco Guerrero, che tenta un’analisi documentata e convincente dei flussi elettorali. Il titolo originale dell’articolo è “Il grande flusso verso destra”. Buona lettura…
Voto mio, voto mio, dove sei fuggito? O da dove arrivi? La prima domanda vale soprattutto a sinistra, la seconda soprattutto per la destra e – in misura diversa – per il Pd. Stabilire, attraverso un’analisi dei flussi elettorali, la carta d’identità del voto non è cosa semplicissima, ma è utile per capire il segno del messaggio politico che gli elettori hanno voluto dare, ridefinendo drasticamente il panorama della rappresentanza politica. Proviamo a fare due conti, confrontando i risultati per l’elezione della Camera dei deputati di domenica e lunedì con quelli delle elezioni politiche del 2006.
L’astensionismo
Il dato di partenza è quello della partecipazione. L’elettorato attivo (gli aventi diritto) è leggermente aumentato in due anni: da 47.160.264 a 47.543.119. L’astensionismo, invece, è aumentato di parecchio. 7.699.104 gli elettori che non si sono recati alle urne nel 2006, quest’anno non ha votato il 18,9% degli aventi diritto, con un incremento assoluto di oltre un milione e mezzo. In crescita anche – ma non di moltissimo – il numero delle schede bianche e nulle: da 1.584.440 a 1.813.611. Il primo dato è, quindi, quello della disaffezione politica, di una accresciuta non credibilità della proposta elettorale. Disaffezione non straordinaria – l’Italia resta ancora uno dei paesi in cui si vota di più – ma significativa. Soprattutto a sinistra. E poi vedremo perché.
Il voto a destra e la Lega
L’astensionismo non pesa a destra. In termini assoluti il PDL ottiene più di 13 milioni e mezzo di voti (13.628.865). Due anni fa Forza Italia e Alleanza Nazionale, insieme, avevano qualche suffragio in più: 13.756.102. Considerando il calo della partecipazione c’è da pensare che abbiano recuperato un po’ dal centrosinistra. O dall’UDC, che (pur essendo abbastanza stabile) perde 530.000 voti. Chi, invece, guadagna in termini assoluti (oltre che percentuali) è la Lega, vera vincitrice, insieme a Di Pietro, delle elezioni: tra i fedeli di Bossi l’astensionismo è stato nullo, mentre i consensi sono quasi raddoppiati, da 1.747.730 a 3.024.522. Da dove vengono? Considerando i numeri che seguiranno c’è da pensare che questo mucchio di voti arrivi da destra, dal PDL – che compensa il flusso negativo grazie a ciò che attinge dal centrosinistra – e in misura minore dallo “schieramento opposto”. Qui entriamo nel campo delle considerazioni politiche e l’analisi del voto conferma uno spostamento a destra dell’asse politico.
Lo spostamento a destra
Spostamento confermato dai numeri. Perché il neonato PD non raggiunge nel 2008 la somma dei voti dei partiti che lo componevano nel 2006, anno in cui l’Ulivo ottenne un po’ meno di 12 milioni di suffragi, mentre la Rosa nel Pugno (radicali più socialisti) sfiorarono il milione di consensi (990.694). La somma farebbe quasi 13 milioni, ma – anche considerando che i socialisti quest’anno sono andati da soli ottenendo 335.581 voti – nel conteggio qualcosa non va, perché la creatura di Veltroni è arrivata a quota 12.092.998. I conti non tornano ancora, e tornano ancor meno se si considera il successo di Di Pietro, che quasi raddoppia (da 877.052 a 1.593.675), incassando il suo antiberlusconismo e, presumibilmente, attingendo a quello che era nel 2006 l’elettorato dell’Ulivo, dei DS e della Margherita.
Facciamo il punto politico del nostro ragionamento matematico. La Lega pesca nel bacino del PDL, che compensa l’emorragia prendendo voti al centrosinistra, cui attinge abbondantemente anche Di Pietro. Spostamento a destra evidente, ma come fa il PD a superare comunque i 12 milioni di voti? Semplice, pescando a sinistra. L’Arcobaleno è la vera cassaforte che molti hanno aperto e saccheggiato. Persino la Lega – basta sovrapporre ai numeri un’analisi sociale del voto al Nord -, ma soprattutto il PD. Infatti, i partiti che hanno dato vita alla Sinistra – L’Arcobaleno (PRC, PdCI e Verdi) due anni fa avevano quasi 4 milioni di voti (3.898.394), cui andrebbe aggiunta una quota impossibile da definire che Sinistra Democratica (nel 2006 dentro i DS) avrebbe dovuto portare con sé. Domenica e Lunedì il «nuovo soggetto della sinistra» (i dati sono sempre riferiti alla Camera dei Deputati) ha incassato 1.124.418 voti. Anche se ci aggiungiamo i 208.394 del Partito Comunista dei Lavoratori di Ferrando e i 167.673 di Sinistra Critica (due anni fa i loro dirigenti stavano nel PRC), il saldo negativo è di poco inferiore a quota 2.400.000. Un disastro politico, una grande fuga elettorale. Un po’ verso l’astensionismo (tamponato però dal voto di protesta a sinistra per Ferrando e Turigliatto), molto verso Veltroni, in nome del voto utile: solo così si spiega il contenimento dell’insuccesso da parte del PD.
Fatti i conti tutto torna abbastanza. E i numeri confortano una semplice analisi politica: il (difficile) parto del PD offre la vittoria a Berlusconi e uccide la Sinistra. Che, da parte sua, in questi ultimi due anni ha fatto di tutto per sparire.
Francesco Guerrero, Il Manifesto, 17 Aprile 2008, pag. 4








Mi sa che guerrero mi ha copiato il post (scherzo)
http://pensareinprofondo.blogspot.com/2008/04/sono-spariti-i-compagni.html
Ho una sola obiezione a questa analisi.
Ma fondamentale.
Se “il (difficile) parto del PD” non ci fosse stato, l’emorragia di voti verso la destra e verso l’astensionismo avrebbe assunto dimensioni molto superiori.
la conclusione mi sembra un po’ semplicistica e a tesi (forzata).
non credo che il disastro della sinistra arcobaleno sia imputabile principalmente alla nascita del pd. troppo facile!
è che c’è qualcosa di vecchio e purtroppo anche in molti giovani della sinistra, che mi sembrano troppo ragionare in termini di bianco (o rosso!) e nero ideologico o a volte sono anche nutriti di un certo complesso di superiorità.
forse ci vuole un po’ meno marx e un po’ più di foucault!
o comunque di qualche filosofo un po’ più contemporaneo. come vedi, le mie perle di sociologia non finiscono mai!
Senza voler dare alcuna giustificazione alla sinistra arcobaleno che comunque riesce a farsi male da sola, credo che questo risultato elettorale conferma l’errata logica politica del centrosinistra che da anni, e direi in modo masochistico. cerca di sfondare al centro senza alcun risultato. La destra invece facendo la sua politica “di destra” riesce a conquistare voti dal centrosinistra. Ergo non è con un appiattimento sulla destra che si conquistano quegli elettori.