Secondo il Comune di Milano gli immigrati hanno una “scarsa cultura della salute”, e portano le malattie: per questo, un manuale spiega loro come lavarsi e come pulire casa. Roba da non credere.
«Una certa “fragilità” intrinseca e una scarsa cultura della salute e della prevenzione di alcune popolazioni straniere hanno portato ad una recrudescenza di patologie ormai debellate o del tutto marginali nella popolazione milanese (es. tubercolosi), ma anche delle malattie trasmesse nell’ambito di una condotta sessuale non sempre cosciente, matura e responsabile quando non addirittura legata agli ambiti dell’illegalità». Si presenta così il progetto Immigrazione Sana del Comune di Milano, finalizzato – si legge nel sito dell’Amministrazione – a “promuovere una concreta e responsabile integrazione degli immigrati sul versante della salute”. Che cosa sia la “condotta sessuale legata agli ambiti dell’illegalità” non è molto chiaro, ma non importa: il bello deve ancora venire.
«I residenti “regolari” a Milano», spiega il sito del Comune, mettendo chissà perchè tra virgolette la parola regolari, «sono 170.619, così suddivisi: 33.241 Paesi Europei; 39.240 Africa; 37.554 Americhe e 60.435 Asia». Un buon numero di persone, insomma: che, secondo l’illuminata amministrazione lumbard, sono tutte brutte, sporche e malate.
Tre righe sotto, infatti, ci viene spiegato che «la situazione degli immigrati può essere schematizzata in 3 gruppi: patologie che l’immigrato porta con sé dal paese d’origine; patologie da disagio o degrado; patologie comuni anche alla popolazione italiana che assumono particolare gravità in condizioni di vita precarie». Insomma, centosettantamila stranieri si dividono in tre gruppi, corrispondenti ad altrettante malattie: quartum non datur, verrebbe da dire, visto che la possibilità di un ulteriore gruppo – quello degli immigrati in buono stato di salute – non viene nemmeno presa in considerazione.
E siccome la salute è definita un “dovere” – e non un diritto – il Comune si preoccupa di spiegare le elementari regole di prevenzione sanitaria ai selvaggi: i quali, a quanto pare, non sono in grado di lavarsi, ma sapranno sicuramente aprire un computer e leggere un file PDF… Nel manualetto allegato si raccomanda ai selvaggi di «curare la pulizia del proprio corpo lavandosi ogni giorno, avere i capelli puliti, detergere i denti dopo avere mangiato, curare l’igiene delle unghie, indossare abiti puliti». Ma, soprattutto, si spiegano le difficilissime regole della pulizia della casa: «Con scopa e straccio pulito si rimuove regolarmente lo sporco da pavimenti, servizi igienici, superfici utilizzate per il consumo dei pasti. Lo sporco ostinato va rimosso con apposito detergente». Menomale che c’è il Comune di Milano, verrebbe da dire: altrimenti, centosettantamila uomini primitivi provenienti dalla savana sarebbero rimasti all’oscuro di tutto, lontani dalla civiltà…
Quanto al diritto alla salute - iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale per i cittadini stranieri regolari, prestazioni mediche per gli irregolari, accesso agli strumenti di prevenzione ecc. – il progetto Immigrazione Sana tace. La salute non è mica un diritto: loro comincino a lavarsi, poi si vedrà…
Ringrazio Cinzia del NAGA per la segnalazione








ah, come è bello avere la colf filippina a casa che pulisce!
così TU non sei obbligato a usare lo spazzolone….