Tempo fa avevo segnalato a Giuseppe Faso l’incredibile progetto del Comune di Milano – da me già descritto e commentato su questo blog – che vorrebbe insegnare le regole della pulizia e dell’igiene agli immigrati, considerati evidentemente alla stregua di selvaggi. Giuseppe ha raccolto la palla al balzo e ha pubblicato – sul numero in edicola del settimanale Left – un suo commento “al veleno”. Eccolo.
«Una certa “fragilità” intrinseca e una scarsa cultura della salute e della prevenzione di alcune popolazioni straniere hanno portato a una recrudescenza di patologie ormai debellate o del tutto marginali nella popolazione milanese…» (Comune di Milano). “Immigrazione Sana” è il titolo di un “progetto” presentato nel sito dell’Amministrazione Comunale e segnalatomi da Cinzia, del Naga e Sergio, di Africa Insieme. Si tratta di un documento di rara comicità.
E’ difficile capire su che dati certi si basino le affermazioni ivi contenute. Sembra che vi prevalgano una inclinazione alla diceria di senso comune e una fantasia turbata, su cui potrebbe intervenire altro settore della sanità ambrosiana, per un intervento dal titolo “Amministratori psichicamente equilibrati”. Così finalmente smetteremmo di leggere che ci troviamo davanti, negli immigrati, a «una condotta sessuale non sempre cosciente, matura e responsabile quando non addirittura legata agli ambiti dell’illegalità». Fatico a immaginare cosa significhino le sinistre allusioni di questa prosa morbosa al rapporto tra sesso e ambito di illegalità – mi vengono in mente solo coloro che praticano forme criminali di turismo sessuale, ma quelli devono trovarsi piuttosto tra i milanesi radicati.
Se una persona in situazione di infrazione amministrativa viene definita per lo più con l’epiteto stigmatizzante di “clandestino” (sempre senza virgolette: una categoria legittima e certa), nel documento meneghino chi è in regola con le leggi italiane viene retrocesso a “regolare”, scritto con le virgolette: regolare per modo di dire, sappiano bene che davvero regolari non lo saranno mai. E perché rimangano regolari solo tra virgolette, nella presentazione di un progetto “Immigrazione Sana” non c’è spazio per informare sul diritto all’iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale, o all’accesso agli strumenti di prevenzione.
Gli immigrati vengono distribuiti in tre grossi spicchi: quelli che portano con sé patologie dal paese d’origine; quelli che presentano patologie “da degrado”; e quelli che hanno patologie comuni al resto della popolazione ma che assumono particolare gravità in situazioni precarie. Ci sono cioè quelli che ci infettano, e quelli sono più esposti perché abitano nel fango e nelle catapecchie. Un quarto spicchio, di persone regolari solo tra virgolette ma sane, non è contemplato. Chi passi da Milano, eviti di pranzare fuori, con tutti quei cuochi e pizzaioli tubercolotici di suo o precari in salute, e non abituati a «rimuovere con apposito detergente…lo sporco nelle superfici utilizzate per i pasti» (vedi oltre).
A questo branco di luridi lebbrosi, abitatori di fogne melmose viene riferito che la salute è un dovere: non un diritto, come ci sembrava, e come viene religiosamente taciuto nel documento – chissà i selvaggi lo venissero a sapere. E perciò, aprano un computer (le catapecchie degradate in cui ci si immagina vivano saranno pur dotate di ADSL, “Milan l’è semper Milan”), e scarichino il manualetto predisposto dall’Amministrazione erede della grande tradizione austriaca. Così impareranno a «curare la pulizia del proprio corpo lavandosi ogni giorno, avere i capelli puliti, detergere i denti dopo avere mangiato, curare l’igiene delle unghie, indossare abiti puliti». E seguano, le loro donne, un corso di formazione (proporrei un bel titolo ad effetto, come “pulizia etnica”), per imparare il vivere civile: «Con scopa e straccio pulito si rimuove regolarmente lo sporco da pavimenti, servizi igienici, superfici utilizzate per il consumo dei pasti. Lo sporco ostinato va rimosso con apposito detergente». E via di questo passo: ce n’è abbastanza per proporre il Comune di Milano, reparto “(Dovere della) salute”, per il Premio Nobel per la pace, visto lo sforzo che fa per civilizzare 170.000 selvaggi.
Giuseppe Faso, da Left, n. 19 – 9 Maggio 2008, pag. 81. Il titolo originale dell’articolo è «Pulizia Etnica»








Sono progetti che non conoscevo. E’ incredibile!
Ciao