Una recente inchiesta del Sole24Ore ha censito la presenza di circa 650mila immigrati non in regola con le norme sul soggiorno in Italia: si tratta, però, non di pericolosi criminali, ma di lavoratori cui la legge italiana impedisce la regolarizzazione. Ecco come Liberazione del 13 Maggio scorso riassume e commenta i dati.
In Italia ci sono almeno 650mila immigrati che lavorano al nero perché clandestini, ma che non sono affatto dei delinquenti, come la destra vorrebbe far credere. Si tratta di persone oneste, che vorrebbero pagare le tasse e godere dei diritti di cittadinanza ma che non possono farlo a causa di una legge assurda che, di fatto, glielo impedisce, negando loro il permesso di soggiorno. Altro che il presunto “buonismo” della sinistra: basta guardare i dati del primo “censimento” dei clandestini sul territorio nazionale, resi noti ieri dal quotidiano Il Sole 24 Ore, per rendersi conto di quali disastri abbia prodotto in questi anni la Bossi-Fini.
A fare chiarezza è una indagine del Dipartimento di Demografia dell’Università Milano Bicocca realizzata sulla base delle 724mila domande presentate dai datori di lavoro italiani per il decreto flussi 2007. Viene fuori che gli stranieri presenti sul nostro territorio in maniera irregolare sono in media 11 ogni mille abitanti e che la capitale dei clandestini è Brescia «con 32 ogni mille abitanti – informa l’articolo – seguita a ruota da Mantova, con 30 e da altre otto città del Nord».
Se però si passa a misurare il “tasso di clandestinità”, ovvero quanti privi di permesso ogni cento immigrati presenti, la graduatoria si capovolge: al top salgono le città del Sud. Crotone e Messina comandano questa classifica con il 35-38%, mentre a Napoli uno straniero su tre (31,7%) è irregolare. Secondo la mappa, inoltre, la densità più elevata è in Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna.
Coglie la palla al balzo la destra per riproporre il ritornello dell’Italia «colabrodo d’Europa». Stefano Galieni, responsabile immigrazione del Prc, scuote la testa: «La presenza di migranti in Italia, nonostante il forte incremento degli ultimi anni, è ancora – ricorda Galieni – al di sotto della media europea». Quanto alla percentuale alta di irregolari, «essa è dovuta in gran parte – sottolinea il responsabile immigrazione del Prc – all’impossibilità per queste persone di regolarizzare la propria presenza in Italia. A conferma che è la legge Bossi-Fini che crea i clandestini».
Secondo Filippo Miraglia, responsabile immigrazione dell’Arci, «oggi il miglior alleato dei trafficanti di immigrazione clandestina è chi propone un irrigidimento degli ingressi legali. Lacci e lacciuoli non possono fermare un fenomeno di dimensioni epocali e che per essere governato ha bisogno di regole giuste ed efficaci». L’Arci ha calcolato che per ogni immigrato espulso attraverso i Cpt, il costo di ogni rimpatrio è di circa 25mila euro a testa, tra i soldi che vengono spesi per il mantenimento di queste strutture, i passaggi aerei ecc. «Tra far emergere il lavoro nero, facendo così incassare parecchi soldi allo Stato, e inasprire la guerra agli immigrati, che tanto costa all’erario, mi sembra più logico – osserva Miraglia – scegliere la prima soluzione. Consiglierei al ministro Maroni di farsi almeno un po’ di conti, se proprio non gli basta il fatto che stiamo parlando di esseri umani».
Il fatto che ogni volta le domande presentate per il decreto flussi siano di gran lunga eccedenti le quote fissate dai governi, è la conferma di quanto la nostra economia abbia bisogno dei migranti. Questo spiega anche perché Brescia sia diventata la capitale dei clandestini. «Si tratta di una città – ricorda Dino Greco, membro del direttivo nazionale della Cgil e ex segretario della Camera del Lavoro bresciana – dove ci sono 140mila immigrati regolari su una popolazione di un milione e 50mila abitanti. Più una quota di clandestini fisiologica perché, come sempre accade in questi casi, la domanda di lavoro che proviene dalle imprese supera l’offerta». Si verifica così un paradosso, per cui le leggi di mercato si rovesciano contro i loro ideloghi. «Perché la gente – spiega Greco – va dove il lavoro c’è. E le imprese glielo danno perché ne hanno bisogno. I lavori più disagiati, più pericolosi, più insalubri, dalle stalle industriali alla siderurgia, li fanno i migranti. A Brescia sono gli indiani sikh che mungono le vacche».
Oltre che fornire un sostanzioso contributo alla nostra economia, i migranti hanno anche un ruolo fondamentale nel nostro sistema di welfare: «Oramai certe forme di assistenza che la struttura pubblica non riesce a garantire vengono assolte privatamente e al “nero” da badanti straniere», sottolinea ancora Stefano Galieni. Dino Greco consiglia perciò a «quei signori che hanno trasformato sciaguratamente la questione dell’immigrazione in una questione di ordine pubblico» di farsene una ragione: «Il tasso di immigrati presenti nella popolazione italiana e bresciana – avverte il sindacalista – continuerà fatalmente ad aumentare. Non fosse altro per la bassa natalità dei cittadini italiani».
Roberto Farneti, Liberazione, 13 Maggio 2008. Titolo originale dell’articolo «Il disastro della Bossi-Fini: 650mila i “clandestini” che hanno un lavoro»








In alternativa gli illuminati usavano falsi permessi per fregarli prima …e dopo…
Il meccanismo dei raggiri più diffusi Italiani e stranieri complici con ruoli e compiti diversi
A Verona non è una novità il caso di un mercato illegale di documenti legato agli immigrati. Pochi giorni fa, infatti, sei persone sono state rinviate a giudizio per falso e associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. La vicenda coinvolge due ex avvocati veronesi e le rispettive segretarie, un imprenditore e un cittadino marocchino. Secondo l’accusa, gli imputati fornivano contratti di lavoro fittizi per favorire l’ingresso di lavoratori stranieri in Italia. Le due segretarie hanno intenzione di chiedere il patteggiamento, mentre l’imprenditore e i due ex legali affronteranno il processo in aula in autunno. La posizione del cittadino straniero è stata stralciata. Nel campo dell’immigrazione, la gran parte delle truffe passa attraverso il Decreto flussi. In alcuni casi, come quello accertato a Trieste di recente, le domande di assunzione erano regolari, ma quando il lavoratore extra Ue, che per quella domanda aveva sborsato dai 3.500 agli 8mila euro, arrivava in Italia, veniva licenziato subito, appena ritirato il permesso di soggiorno. In altri casi, come avvenuto a Lucca, le domande di assunzione partivano da aziende fasulle, come fasulli erano gli alloggi per i lavoratori, sulla cui idoneità abitativa è garante per legge il datore di lavoro. Diverso il meccanismo scoperto a Crema. Qui la Guardia di finanza ha denunciato un imprenditore edile e sua moglie con l’accusa di aver “clonato” (e ceduto a diversi immigrati) i permessi di soggiorno dei propri dipendenti stranieri. L’imprenditore avrebbe anche evaso un milione e mezzo di euro fra Iva e Irpef. Nei reati commessi in questo settore operano quasi sempre italiani e stranieri insieme: gli italiani coprono la parte burocratica, procurano datori di lavoro complici o disponibili a firmare una richiesta assunzione senza fare troppe domande, curano i rapporti con gli uffici e le istituzioni; gli stranieri procurano le vittime, cercandole tra gli immigrati irregolari in Italia e persino tra gli ignari connazionali in patria, che pagano e lasciano il proprio paese davanti alla promessa di un lavoro sicuro e una vita migliore. Un esempio di questa divisione dei ruoli è nel processo di Milano su un traffico di permessi falsi che coinvolgeva da un lato un poliziotto, un avvocato e impiegati di un’agenzia interinale che operava in prefettura; dall’altro, due cittadini nordafricani che trovavano gli immigrati a cui vendere le “regolarizzazioni” in cambio di somme fra i 5mila e i 10mila euro. (i.a.f.) (11 maggio 2008)