«Gli immigrati sono troppi, vengono qui a cercare casa e lavoro, ma casa e lavoro non ci sono per tutti: prima dobbiamo aiutare gli italiani». Quante volte abbiamo sentito questo discorso? Eppure, dati recenti ci dicono che gli stranieri non sono solo consumatori, ma anche produttori di ricchezza. Qualche cifra può aiutare a sfatare i miti.
Casa, lavoro, assistenza sociale, sanità pubblica, scuole, ospedali, asili nido: beni scarsi, sempre più scarsi in un’Italia che più passa il tempo e più si impoverisce. Le famiglie italiane stentano ad arrivare alla fine del mese, molti non hanno lavoro, gli affitti sono sempre più costosi e inaccessibili, il welfare si assottiglia. E noi dovremmo accogliere milioni di cittadini stranieri? Come facciamo a dar loro beni e servizi, se i beni e i servizi non ci sono per gli italiani? Sembra un discorso plausibile, ma non lo è: perchè gli immigrati producono ricchezza. Spesso si usa la metafora della torta: se arrivano i migranti, dobbiamo dividere la nostra torta con più persone, e dunque a ciascuno toccherà una fetta sempre più piccola. Ma le cose non stanno così: perchè i lavoratori stranieri producono altre torte. E non le consumano tutte…
Una recente ricerca di Unioncamere dimostra che «gli stranieri in Italia contribuiscono per il 9,2% alla creazione del Prodotto interno lordo [cioè della ricchezza complessiva del paese]. Se poi si considera il contributo solo al valore aggiunto delle macroaree di maggiore inserimento, la percentuale sfiora l’11% (10,9% al Nord Est, 10,8% nel Nord Ovest, 10,5% al Centro, 4,4% nel mezzogiorno)».
Dunque, quasi il 10% della ricchezza nazionale è prodotta dagli stranieri: che però sono il 5% sul totale dei residenti [cfr. Caritas/Migrantes, Immigrazione. Dossier Statistico 2007, IDOS, Roma 2007, pag. 476: il dato è riferito al 2006].
Un altro studio di qualche anno fa, dedicato proprio all’impatto delle migrazioni sul sistema economico italiano, aveva fornito dati impressionanti: ogni straniero regolare paga all’INPS in media 2.800 euro l’anno a titolo di contributi previdenziali. Nel solo anno 2003, i lavoratori immigrati avrebbero fornito all’Istituto di Previdenza circa 1,27 miliardi di euro: una cifra destinata ad aumentare considerevolmente negli anni successivi, data la regolarizzazione di 700.000 clandestini a seguito della sanatoria, e i numerosi decreti flussi varati tra il 2003 e il 2007. Secondo una proiezione effettuata dal servizio statistico dell’INPS, i contributi versati dai lavoratori extracomunitari per i prossimi 20 anni saranno superiori alla spesa sostenuta dall’INPS per pagare i trattamenti previdenziali a questi stessi lavoratori: in altre parole, gli stranieri pagheranno più contributi di quanto non usufruiranno in termini pensionistici, e dunque di fatto finanzieranno “a fondo perduto” le pensioni di molti cittadini italiani [cfr. European Migration Network, Punto di Contatto in Italia - IDOS, L’impatto dell’immigrazione sulla società italiana, IDOS, Roma 2004, pag. 26].
Un dossier di Federalimentare, presentato recentemente a Parma, dimostra inoltre che «i consumi degli immigrati salvano il settore alimentare italiano, assediato da inflazione, calo delle vendite e stagnazione della produzione». Da uno studio effettuato dalla ISI Ethnocommunication nel 2005, emerge che gli stranieri spendono in Italia il 79% del loro reddito annuo: una cifra pari a 21,5 miliardi di euro.
Gli immigrati, dunque, sono tutt’altro che un costo, per la società italiana. Lo diventano se – come si è fatto negli ultimi anni – non è garantito loro l’accesso al permesso di soggiorno e alla condizione di regolarità: in questo caso, infatti, l’immigrato non paga le tasse, non contribuisce alle spese sanitarie o a quelle pensionistiche, e usufruisce comunque di alcuni servizi. Infine, particolare non trascurabile, l’espulsione di immigrati irregolari ha costi esorbitanti (si veda la seconda parte del dossier sui CPT pubblicato su questo stesso blog). Pensiamoci, prima di gridare slogan feroci sulla repressione della «clandestinità»…








Sono completamente d’accordo. Io ho scritto oggi un post nel quale si stabilisce un legame tra la nascita del nuovo governo e la crescita di alcuni episodi di violenza,a anche nei confornti degli immigrati. Mi piacerebbe avere un tuo commento. Ciao
spesso si dice che ci vengono a rubare il lavoro..sfido quanti lo dicono a lavorare,senza diritti, a somme misere giornaliere. il problema non è di quanti vengono “a rubarci il lavoro” perchè disposti a stare a questi patti, il problema sono i datori di lavoro che sfruttano loro e non sono disposti ad offrire garanzie agli stessi italiani (che dovrebbero pertanto pagare di più). se la fetta di torta si fa piu esigua è perchè pochi ne mangiano troppa