A coloro che abitano a Pisa, o in città vicine, rivolgo un appello speciale: partecipate, tutti e tutte, alla manifestazione pacifica e colorata che si terrà nelle strade cittadine Sabato prossimo – dopodomani – a partire dalle ore 17 (concentramento in Piazza S. Antonio, a due passi dalla Stazione dei treni). Si tratta di difendere un’esperienza unica nel suo genere: ecco cos’è Rebeldia, e perchè è importante esserci Sabato.
Confesso: è difficile non essere retorici, quando si parla di Rebeldia. Vi chiedo di accettarla, un po’ di retorica: si tratta di un’esperienza assolutamente originale, difficile da raccontare. Per questo si rischia di finire nella retorica. Perchè nello spazio di Via Battisti succedono, davvero, cose inconsuete. Se capitate in un momento qualsiasi, potete trovare una festa di battesimo di un bambino rumeno, o la celebrazione del Capodanno fatta dai migranti del Bangladesh. O magari una riunione di Emergency o della LIPU, la distribuzione dei prodotti del commercio equo alle famiglie dei gruppi di acquisto, o un corso di italiano (gratuito) per stranieri. Oppure, ancora, gente che aggiusta le biciclette, il saggio di fine anno dei bambini di una scuola elementare, ragazzi che si allenano alla palestra di arrampicata. Gli ingegneri che discutono di progetti di cooperazione internazionale con i paesi del Sud del mondo o gli antiproibizionisti in riunione. O anche un dibattito sui Sem Terra brasiliani, oppure sulla decrescita, persino sulla Rivoluzione d’Ottobre. Se vi avventurate su, al primo piano, potete imbattervi in un gruppetto di gente che produce un video al computer, oppure su una folla di migranti che chiedono informazioni sui permessi di soggiorno allo sportello di Africa Insieme. Se restate a piano terra, può succedervi di trovare una riunione di Arcilesbica: le fanno sempre alla caffetteria critica, quella dove si beve il caffè del commercio equo e solidale. E se sentite qualche urlo strano, non preoccupatevi: sono i gruppi teatrali che fanno le loro prove, sempre alla caffetteria.
Rebeldia è, in primo luogo, un gruppo generoso di persone che, a partire dall’occupazione di un centro sociale, ha ottenuto uno spazio dal Comune: in quello spazio, il gruppo originario (chiamato Laboratorio Rebeldia) ha poi deciso di ospitare associazioni che a Pisa faticano a trovare una sede per svolgere le loro attività. E grazie a quella scelta coraggiosa e innovativa, oggi Rebeldia è diventato un’altra cosa, si è trasformato in Progetto Rebeldia: un insieme di 27 (27!!) gruppi molto diversi, che svolgono attività in campi differenti.
Tendenzialmente, queste associazioni non condividono un’ideologia comune, non hanno la stessa “linea politica”. Riescono però a stare insieme, a collaborare, a creare interazioni positive, a partire da poche, semplici cose. Tutte le associazioni, per esempio, sono composte interamente da volontari; tutte offrono i loro servizi gratuitamente, senza chiedere denaro a nessuno; tutte credono nella laicità, nella solidarietà, nei diritti e nei beni comuni; tutte si impegnano a costruire spazi pubblici di autoorganizzazione. Cose semplici, minime, ma sufficienti per creare uno straordinario laboratorio di convivenza. E di politica “orizzontale”, come direbbe il mio amico Mauro Stampacchia.
Ora, per non farla troppo lunga – ho già abbastanza largheggiato in retorica – vengo al dunque. Il Comune di Pisa intende utilizzare lo spazio di Rebeldia, assieme ad altre aree attigue, per un ambizioso progetto urbanistico, che prevede lo spostamento vicino alla Stazione del terminal degli autobus di linea. Per questo, ha chiesto alle associazioni di abbandonare l’area, e non ha rinnovato il contratto di comodato.
Progetto Rebeldia, pazientemente, ha mobilitato tecnici, ingegneri e architetti: dimostrando che è possibile realizzare il piano del Comune, mantenendo però le attività delle 27 associazioni nella zona della Stazione. Ci sono, in proposito, ben sette progetti studiati tecnicamente, a disposizione degli amministratori: e naturalmente c’è la massima disponibilità a valutarne altri, di progetti. A due condizioni.
La prima: mantenere l’unità delle 27 associazioni. Non è una pretesa, è l’essenza di Rebeldia. Senza la convivenza di gruppi e persone diverse, questa realtà muore, o diventa un’altra cosa. La seconda: restare nell’area attigua alla Stazione. Perchè la Stazione è un quartiere popolare, un quartiere multietnico dove risiedono molti cittadini stranieri. Dove si sono registrati anche conflitti, problemi, diffidenze reciproche tra migranti e “nativi”. Restare lì in quell’area significa favorire la convivenza, comporre i conflitti, tutelare i diritti di tutti. Superare, davvero, le ansie per la sicurezza, senza rincorrerle.
Il Comune ha scelto di non dialogare con le associazioni. Di non confrontarsi con questi progetti, realistici e praticabili. Ha permesso che la CPT – azienda municipalizzata dei trasporti, proprietaria del terreno dove è attualmente ospitata Rebeldia – inviasse un’ingiunzione di sgombero con la minaccia di utilizzo della forza pubblica.
La manifestazione serve per riaprire il dialogo, per convincere il comune a trattare. A trovare una soluzione equa, ragionevole, che consenta la prosecuzione delle nostre attività. Ecco perchè esserci è importante. Mi raccomando.
————
Appello – associazioni nazionali antirazziste per Rebeldia
Il 7 Giugno prossimo, a Pisa, si terrà una manifestazione per la difesa del Progetto Rebeldia. Progetto Rebeldìa è uno spazio in cui hanno sede numerose realtà del volontariato e dell’associazionismo, molte delle quali impegnate nella promozione dei diritti dei migranti: dalla storica associazione Africa Insieme, che nei locali di Rebeldia ha aperto uno sportello di tutela legale, al Comedor Estudiantil “G. Liva” con la sua scuola di italiano per stranieri, al gruppo Mezclar che lavora, con medici e personale specializzato, per il diritto alla salute dei cittadini immigrati. Queste realtà – conosciute e apprezzate anche al di fuori di Pisa – convivono e cooperano con numerose altre associazioni ambientaliste, pacifiste, sportive e ricreative, di cooperazione internazionale, o ancora impegnate nella distribuzione dei prodotti del commercio equo, in uno straordinario laboratorio di integrazione sociale e convivenza tra culture diverse. All’interno di Rebeldia si tutelano diritti, si offrono servizi gratuiti, si favorisce l’incontro e il dialogo: italiani e stranieri, che le campagne securitarie vorrebbero “l’un contro l’altro armati”, vivono e lavorano insieme, giocano a pallone, organizzano feste e dibattiti. È secondo noi la risposta migliore – semplice ed efficace – alle ansie per la “sicurezza”: tanto più significativa, in quanto Rebeldia si trova nella zona Stazione, il quartiere “multietnico” di Pisa, luogo di vita e di ritrovo per moltissimi cittadini stranieri.
Lo spazio di Rebeldia era stato concesso dal Comune in comodato d’uso gratuito, a testimonianza della sensibilità dell’amministrazione sui temi della convivenza civile e dei diritti di tutti. Oggi, la zona Stazione è oggetto di un piano di riqualificazione urbanistica, che prevede lo spostamento nell’area dell’attuale Rebeldia di un terminal degli autobus di linea: le associazioni non si sono mai opposte a questo piano, e hanno dimostrato – avvalendosi della consulenza di tecnici specializzati – che è possibile mantenere le attività di Rebeldia all’interno del quartiere, senza pregiudicare il progetto varato dal Comune.
I firmatari del presente documento, nell’aderire alla manifestazione del 7 Giugno, auspicano che la nuova amministrazione comunale tenga conto dello straordinario valore di questa esperienza, e che per questo trovi una soluzione che consenta la prosecuzione delle attività di Rebeldia nel quartiere Stazione.
Enrico Pugliese, Direttore Irpps (Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali) del Cnr
Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione (ASGI)
Fondazione Michelucci
Associazione “Periferie al Centro”, Firenze
Redazione “Fuori Binario”, Firenze
Provincia di Pistoia, Centro Antidiscriminazione
Associazione per la Sinistra Unita e Plurale, Firenze
Assemblea Autoconvocata, Firenze
Nicola Solimano, urbanista Fondazione Michelucci
Alessandro Margara, ex magistrato, Presidente Fondazione Michelucci
Cinzia Gubbini, giornalista «Il Manifesto»
Pap Diaw, consigliere comunale PRC
Piero Colacicchi, presidente ONG “OsservAzione” per i diritti dei Rom e dei Sinti
Moreno Biagioni, Rete Nuovo Municipio nodo toscano
Anna Maria Rivera, antropologa Univ. Bari (già portavoce Rete Naz. Antirazzista)
Marco Rovelli, cantante, autore di “Lager Italiani” (BUR)
Gianfranco Schiavone, ASGI (già membro commissione ministeriale “De Mistura”)
Eva Rizzin, Comitato Nazionale Rom e Sinti Insieme
Piero Brunello, docente universitario storico delle migrazioni, Univ.Venezia
Stefano Galieni, resp. naz. Immigrazione Rifondazione Comunista
Giuseppe Faso, centro interculturale Empolese – Valdelsa
Ornella de Zordo, gruppo consiliare Un’altra città/Un altro mondo Firenze
Marina Veronesi, consulente e formatrice
Paola Pupino, Resp. Avvocatura Provincia di Pistoia
Riccardo Torregiani, Casa dei Diritti Sociali Firenze
Manuela Giugni, Casa dei Diritti Sociali Firenze
Marco Sodi, formatore Firenze
Barbara Beneforti, centro antidiscriminazione Pistoia
Chiara Giunti, portavoce associazione per la sinistra unita e plurale Firenze
Roberto Niccolai, centro antidiscriminazione prov. Pistoia
Gianluca Nigro, responsabile regionale immigrazione PRC Puglia
Francesca Saudino, avvocato, Napoli
Francesca Lillia, Como
Vincenzo Cuoco, Salerno







