Domani il Parlamento Europeo sarà chiamato ad esprimersi sulla cosiddetta «Direttiva Rimpatri», che – tra l’altro – estende a 18 mesi il tempo di detenzione nei centri di permanenza temporanea. In questo articolo Giusto Catania, europarlamentare di Rifondazione Comunista, fa il punto sul dibattito europeo in materia.
Questa settimana rischia di essere ricordata come una delle più buie della storia d’Europa, a causa della drammatica torsione autoritaria e delle nuove misure di criminalizzazione dei migranti che potrebbero entrare in vigore. Saranno giorni decisivi per gli otto milioni di migranti irregolari presenti nel territorio dell’Unione Europea e per gli uomini e le donne che, fuggendo dalle guerre e dalla fame, aspirano ancora a giungere in quella che fu la vecchia e accogliente Europa.
Da domani, molto probabilmente, con l’approvazione della «direttiva rimpatri» da parte del Parlamento Europeo, potrebbero cambiare norme e procedure di rimpatrio dei migranti, estendendo fino a diciotto mesi il periodo di detenzione amministrativa, introducendo il divieto di re-ingresso di cinque anni per gli espulsi, istituendo la possibilità di rimpatrio e detenzione per i minori non accompagnati, rendendo elastiche le tutele legali e definendo rimpatrio perfino la deportazione dei migranti in paesi di transito come la Libia.
Dopo aver definito la politica comune per le protezione delle frontiere, l’Unione Europea sceglie di armonizzare le politiche di rimpatrio mentre ancora non esiste una politica per favorire gli ingressi regolari, l’integrazione e l’asilo. La direttiva desta moltissime preoccupazioni per i danni che può arrecare alla cultura giuridica dell’Europa e non è un caso che la stragrande maggioranza delle organizzazioni non governative, i network che si occupano di diritti dei migranti, le associazioni di magistrati, le organizzazioni sindacali e perfino la Conferenza episcopale europea abbiano dichiarato pubblicamente di avversare tale direttiva.
L’accordo, raggiunto dai ventisette Paesi, probabilmente reggerà perché c’è la volontà dei governi di dare ai cittadini europei un messaggio demagogicamente tranquillizzante; un segnale propagandistico che sancisca, agli occhi di un’opinione pubblica spaventata, la volontà di garantire sicurezza grazie ad un giro di vite repressivo nei confronti dei cosiddetti «clandestini».
Ma c’è un’altra ragione più venale: con l’approvazione della direttiva rimpatri i governi potranno disporre immediatamente di 700 milioni di euro stanziati dal fondo europeo per i rimpatri. Aggiungendo a questa cifra le somme del fondo di protezione delle frontiere, i Paesi membri disporranno, fino dal 2013, di due miliardi e mezzo di euro per le politiche repressive contro i migranti.
Una cifra spropositata e sproporzionata che l’Unione Europea mette a disposizione dei singoli paesi che, in questo modo, potranno risparmiare sul bilancio nazionale.
Il Parlamento europeo, che per la prima volta ha potere di co-decisione sulle politiche di immigrazione, rischia di esprimere esclusivamente un parere conforme. Infatti il relatore, il democristiano bavarese Manfred Weber, ha mostrato assoluta subalternità nei confronti del Consiglio. Così facendo, il Parlamento europeo, svilendo le sue prerogative istituzionali, accetterà supinamente la volontà dei governi.
Tuttavia, si è aperta una crepa nella “grande coalizione” che aveva votato la direttiva in Commissione Libertà Civili del Parlamento. Sono passati nove mesi da quando soltanto il gruppo della Sinistra Unitaria Europea (Gue/Ngl) aveva votato contro il testo di Weber e proposto una relazione di minoranza che, nei giorni scorsi, ha trovato il consenso perfino dell’Arcivescovo Agostino Marchetto, responsabile del Consiglio dei migranti della Conferenza episcopale italiana. Oggi, alcuni gruppi parlamentari hanno cambiato posizione, anche grazie all’iniziativa nostra e di un pezzo della società civile: i Verdi hanno annunciato un emendamento di rigetto della Direttiva e probabilmente firmeranno quello già depositato dal gruppo della Sinistra Unitaria Europea; i socialisti hanno annunciato il loro voto contrario anche se il gruppo è spaccato a metà; i liberali sono ufficialmente a favore ma al loro interno hanno qualche contraddizione e perfino nel gruppo popolare, soprattutto nelle delegazioni cattoliche, le parole della Chiesa hanno prodotto qualche defaillance.
Se oggi, purtroppo, siamo costretti a votare un testo pessimo ci sono responsabilità enormi del gruppo socialista e dei verdi i quali hanno pensato, fino a ieri, che la filosofia di questa direttiva potesse essere modificata da una sistematica mediazione a ribasso sui diritti. Un errore grave che ha avuto come conseguenza la consegna del gruppo Liberale, generalmente attento ai diritti dei migranti, tra le braccia del relatore popolare.
Questa direttiva rischia di cancellare un pezzo della cultura giuridica dell’Europa e grande è lo stupore di chi ha sempre ritenuto il Parlamento europeo un baluardo in difesa dei diritti umani. Con l’approvazione di tale direttiva si sposta definitivamente a destra l’asse dell’Europa anche sul terreno dei diritti fondamentali.
Il paradosso è che questa direttiva a Strasburgo sarà votata dallo stesso Parlamento che ha visitato decine di centri di detenzione amministrativa per migranti criticando i Paesi Membri per le condizioni di accoglienza; dallo stesso Parlamento che ha condannato l’Italia per le deportazioni di massa in Libia, considerato paese di transito che non garantisce i diritti dei migranti; dallo stesso Parlamento che ha commissionato uno studio sui CPT in Europa in cui si scrive che questi luoghi sono inumani e degradanti; dallo stesso Parlamento che sul tema dei diritti è considerato all’avanguardia nel mondo. Ma tutto questo, da domani, rischia di essere declinato al passato e il voto sulla direttiva rimpatri potrebbe aprire una nuova triste pagina per l’Unione Europea.
Giusto Catania, Eurodeputato PRC
Per approfondire leggi anche:
- Il testo della Direttiva proposta dalla Commissione Europea
- Progetto di risoluzione del Parlamento Europeo
- Documentazione varia sul sito dell’Europarlamento
- No Fortress Europe: sito contro la Direttiva Rimpatri
- Intellettuali italiani contro la Direttiva (dal sito Melting Pot)
- La Chiesa Cattolica contro la Direttiva
- Il sito di Giusto Catania
- La posizione di Amnesty International








i diritti fondamentali dovrebbero essere la base su cui costruire, non una piattaforma di contrattazione.
la “fortezza europa” ricorda sempre di più quella del principe dalla “mascherata della morte rossa” di e.a.p. : ci si illude di poter continuare la festa mentre al di fuori infuria la peste, ma ….
frank-milano
L’interesse di un popolo prima di tutto : non avere caos sociale
è chiedere molto? anche a politici visionari, mondialisti, terzomondisti, che se ne infischiano dei propri concittadini e dei loro disagi? a quando l’elezione di un politico che in quanto collezionista di farfalle, dimentico del suo mandato e quindi dell’interesse primario della sua comunità si dedicherà una volta eletto a fare una politica sulle farfalle?…..ma la vogliamo smettere di fare delle cariche un laboratorio di idee, visioni, ideologie avvulso dai bisogni dei concittadini ? di un’irresponsabilità utopica, salvo poi piangere lacrime di coccodrillo se i concittadini reagiscono anche spropositatamente, alle pressioni (inevitabili)sociali create…ed è pure colpa loro…e si non sono abbastanza idealisti…no signori verdi socialisti comunisti semplicemente vivono in periferia e non frequentano ne i buffet del parlamento europeo , dove si parla amabilmente di europa multietnica, ne si frequenta l’intellighentia miope e ricca ma molto idealista. Complimenti signori i disastri di illusione per le popolazioni disperate e per la comunità locale prima o poi vi ricadranno addosso,