Seconda una indagine della Caritas, quando la stampa italiana parla di fatti di cronaca in cui sono coinvolti i cittadini rumeni, nel 70% dei casi non rispetta il principio della presunzione di innocenza: in altre parole, ogni «sospetto» di origine rumena è descritto già come colpevole. Prima che un giudice abbia accertato i fatti.
«L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva»: lo dice l’articolo 27 della Costituzione. Si tratta – lo sappiamo – di uno dei pilastri di ogni Stato democratico, un principio noto come presunzione di innocenza. Significa che, finchè un giudice non abbia accertato la colpevolezza di una persona, quella persona deve essere considerata innocente. Che un «sospetto» non è, per il solo fatto di essere sospetto, un «mezzo colpevole». Che, prima di essere considerato colpevole, ha il diritto di far valere le proprie ragioni davanti a un Tribunale giusto e imparziale. Vale per il nostro sistema giudiziario, ma vale – dovrebbe valere – anche per l’informazione: e infatti la Carta dei Doveri del giornalista (uno dei principali punti di riferimento della deontologia professionale) spiega che chi si occupa di cronaca deve «rispettare sempre e comunque il diritto alla presunzione d’innocenza». Accade davvero? Gli operatori dell’informazione seguono sempre questo principio? Anche quando parlano di cittadini di origine rumena? Parrebbe proprio di no.
Una recente ricerca ha analizzato l’immagine dei rumeni veicolata dai principali quotidiani del nostro paese. E, per farlo, ha preso in considerazione gli articoli apparsi, tra il 1 Gennaio 2007 e il 17 Febbraio 2008, su cinque testate di diverso orientamento politico: Il Corriere della Sera, La Repubblica, Il Giornale, Il Manifesto, Avvenire. Sono stati selezionati 371 articoli, il cui argomento principale riguardava la presenza di cittadini rumeni in Italia.
Tra questi, diversi riguardavano fatti di cronaca, delitti e reati in cui erano coinvolti stranieri provenienti dalla Romania: nel 70% dei casi, il presunto colpevole viene presentato come colpevole tout court. Il più «forcaiolo» è risultato Il Giornale, con il 93% degli articoli non rispettosi della presunzione di innocenza. Il più «garantista» (c’era da dubitarne?) è invece Il Manifesto, l’unico nel quale la maggior parte dei «sospetti» riceve un trattamento conforme ai principi deontologici. Dall’indagine escono male i quotidiani più prestigiosi e accreditati: nel 64% dei casi per La Repubblica, e nel 66% per il Corriere della Sera, gli imputati rumeni sono stati condannati in anticipo dai rispettivi cronisti.
Insomma, un disastro. «La comunità rumena», spiega il rapporto, «può essere considerata parzialmente una vittima della stampa italiana».
Fonte: M. Cajvaneanu, «2007. L’immagine dei romeni sulla stampa italiana tra stereotipo e verità», in Caritas Italiana, «Romania. Immigrazioni e lavoro in Italia. Statistiche, problemi e prospettive», IDOS, Roma 2008, pagg. 217 e ss.







