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Archive for aprile 2008

Eva Rizzin è una giovane sinta, che ha conseguito un dottorato di ricerca in geopolitica all’Università di Trieste. Da tempo svolge il suo attivismo con l’associazione di promozione sociale OsserVazione, che promuove e difende i diritti umani delle minoranze Rom e Sinte in Italia. Fa parte del Comitato Rom e Sinti Insieme, il primo coordinamento nazionale di Sinti e Rom. Le ho fatto questa intervista, di prossima pubblicazione su un volume dedicato alle problematiche dei Rom.

Eva conosce dall’interno la “cultura” dei Sinti, e forse ci può dire qualcosa in merito.

Nell’opinione comune, quella dei Rom e dei Sinti è vista come una cultura chiusa, omogenea. In genere si parla dei Rom e dei Sinti o in termini eccessivamente “romantici” (figli del vento, musicisti, danzatori ecc.), oppure in termini estremamente negativi: in questo secondo caso, gli “zingari” sono quelli che, per cultura, rubano, rifiutano le regole, trattano male i bambini, vivono di elemosina… Quello che è importante capire è che non esiste una cultura Rom omogenea: ogni gruppo, ogni comunità ha delle sue caratteristiche specifiche, ed è molto difficile generalizzare. Bisogna imparare a capire che i Rom e i Sinti sono un universo plurale, con una molteplicità di culture, tradizioni, costumi. E, soprattutto, bisogna evitare di dipingere la “cultura Rom” in modo caricaturale: è come se si parlasse degli italiani in termini di “spaghetti, mafia e mandolino”… (altro…)

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Lessico del razzismo democratico: è il titolo dell’ultimo libro di Giuseppe Faso, uscito per Derive & Approdi, che raccoglie gli articoli usciti nella rivista Percorsi di Cittadinanza (e pubblicati più volte anche in questo sito). Riproduco qui una recensione di Daniele Barbieri uscita sul n. 15/2008 di Carta.

Durante un dibattito, Tahar Lamri cita un proverbio arabo: «la lingua non ha l’osso», insomma va dove gli pare. Una ragazza albanese è lesta a rispondergli: «da noi invece si dice: non ha l’osso ma rompe tutte le ossa». Le parole corrono e fanno male: sono pietre, come la faccia dell’uomo nella copertina di «Lessico del razzismo democratico» [Derive Approdi, 144 pagine, 10 euro] di Giuseppe Faso. (altro…)

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Dal blog di Hagar traggo questo articolo sulle violenze sessuali contro le donne. Facendo due conti sui dati del Ministero dell’Interno, l’autrice spiega come l’allarme-stupri collegato all’immigrazione rumena è una costruzione mediatica: gran parte delle violenze avviene in casa, all’interno delle mura domestiche. Il problema vero è la violenza dell’uomo sulla donna, non la violenza dello straniero sull’italiana…

Secondo il Viminale in Italia avvengono 13 stupri al giorno. Nel 2007, scrive Lucia Annunziata, ci sono stati 4.663 casi di violenza sessuale, sempre in Italia e sempre secondo il Viminale. Le denunce non sono più del 4%. Nel 69% dei casi la violenza è opera del marito, dell’ex fidanzato, di un amico, conoscente o parente. [Clicca QUI per leggere il post di Lucia Annunziata]. Voglio fare quattro conti della serva, ma prendo comunque la calcolatrice, chè non si dica mai che le serve non sanno contare… (altro…)

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Il rispetto per le opinioni altrui è, ovviamente, la base della democrazia e del pluralismo. Eppure, spiega Giuseppe Faso in questo articolo (uno dei suoi migliori pezzi, almeno a mio avviso), “nel mondo capovolto della chiacchiera televisiva, chi argomenta sulla base dell’esperienza e richiama alla cautela del metodo passa per uno incapace di uscire dalle proprie opinioni; e chi, per faziosità o debolezza accetta la diceria della tribù passa per informato, ben educato”. Una riflessione brillante a partire da un esempio concreto.

Mi guardo intorno, sorpreso dalla pacatezza con cui si sta discutendo il caso di S. La scuola è iniziata da due mesi, e non si riesce a programmare un inserimento per lui, proveniente dal Marocco, dove frequentava la quarta elementare: arrivato in Italia, in maggio, è stato inserito in quinta (non dal Collegio, come prescrive la legge, ma dal dirigente). «Inserito»: si fa per dire, perché, sia per le sue competenze linguistiche, che per non «disturbare» i nuovi compagni sotto esame, S. ha passato molto tempo fuori della classe, «badato» da insegnanti a turno. Promosso in prima media, senza essere accompagnato da nessun progetto di sostegno (la scuola gode di specifiche sovvenzioni da parte dell’Ente Locale, ma il bambino non è stato segnalato), si è trovato in una situazione di spaesamento, e le insegnanti per difendersene hanno sfoderato una terminologia avventizia (il termine ufficialmente più usato è «ipercinetico», ma nei corridoi si adopera altro termine più brutale) e discriminatoria, soprattutto davanti ai genitori degli altri bambini. Tutto il piccolo paese di *** sa che quel bambino rappresenta una minaccia per i suoi compagni di classe e impedisce ai docenti di lavorare. Il Centro Interculturale di cui faccio parte ha cercato di disinnescare la miccia, ma l’invito alla sdrammatizzazione e a un’azione programmata di inserimento finora ha dato scarsi frutti: si è preferito proseguire nella strada della stigmatizzazione. (altro…)

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Secondo il Comune di Milano gli immigrati hanno una “scarsa cultura della salute”, e portano le malattie: per questo, un manuale spiega loro come lavarsi e come pulire casa. Roba da non credere.

«Una certa “fragilità” intrinseca e una scarsa cultura della salute e della prevenzione di alcune popolazioni straniere hanno portato ad una recrudescenza di patologie ormai debellate o del tutto marginali nella popolazione milanese (es. tubercolosi), ma anche delle malattie trasmesse nell’ambito di una condotta sessuale non sempre cosciente, matura e responsabile quando non addirittura legata agli ambiti dell’illegalità». Si presenta così il progetto Immigrazione Sana del Comune di Milano, finalizzato – si legge nel sito dell’Amministrazione – a “promuovere una concreta e responsabile integrazione degli immigrati sul versante della salute”. Che cosa sia la “condotta sessuale legata agli ambiti dell’illegalità” non è molto chiaro, ma non importa: il bello deve ancora venire. (altro…)

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Pubblico un documento che ho contribuito a scrivere, uscito oggi sul settimanale Carta. E’ una riflessione collettiva, a più voci, su come costruire una nuova idea di politica a partire dall’esperienza concreta di movimenti, associazioni e lotte locali. Una riflessione che parte dal recente risultato elettorale ma va ben oltre.

Un’altra politica
[24 Aprile 2008. Da Carta]

Questo testo non è un appello né tanto meno un documento: è una lettera, che varie persone hanno pensato fosse utile scrivere, correggere, riscrivere ed emendare o semplicemente condividere. Tutto è stato fatto in pochi giorni, la settimana scorsa. Sentivamo un’urgenza: suggerire che, di fronte a quel che sta cadendo addosso a noi cittadini, comunità, società civile o movimenti [ognuno usi il termine che vuole], c’è la possibilità non solo di resistere, ma di cominciare a fondare da subito un altro genere di politica. (altro…)

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Quello che vedete qui sopra è Jimmy Rodgers, considerato il fondatore della moderna country music, attivo negli anni ’20 del Novecento: il pezzo è Blue Yodel n. 1, T for Texas. James Charles Rodgers – questo il suo vero nome – nasce nel Mississippi l’8 settembre 1897 da una famiglia di umili origini. Dopo la morte della madre (avvenuta nel 1904), va a vivere dalla zia, un’ex insegnante con una buona preparazione musicale. Ed è proprio grazie a lei che acquisisce familiarità con la musica, ed impara ad apprezzare i generi più popolari in questo periodo: il vaudeville (spettacolo di varietà leggero di derivazione francese), la canzone per operetta e il pop. La musica, in questi primi anni, è però ancora un passatempo: professionalmente, Jimmy viene indirizzato dal padre al lavoro alle ferrovie, dove opera per alcuni anni come brakeman (frenatore). A metà degli anni ’20, Jimmy viene notato dal prestigioso talent-scout Ralph Peer, che lo spinge ad effettuare le prime registrazioni per la casa discografica Victor.

Sono, gli anni Venti, un periodo di grandi trasformazioni nel mondo della musica. (altro…)

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