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Archive for maggio 2008

Il NAGA è la «storica» associazione milanese impegnata nella tutela e la promozione dei migranti: i suoi attivisti, tutti volontari, stanno vivendo in queste ore – assieme ai cittadini stranieri – le retate, le perquisizioni e in generale i primi effetti del «decreto sicurezza». In questa intervista, pubblicata oggi sul «Manifesto», il giovane avvocato Pietro Massarotto, presidente dell’associazione, riflette sulla deriva razzista e securitaria delle politiche nazionali: ma anche sulla loro inefficacia a governare un fenomeno complesso come quello dell’immigrazione.

A Pietro Massarotto, avvocato e presidente del NAGA, storica associazione che a Milano si occupa della salute e dei diritti dei migranti, è tornata la voglia di fare politica, fuori dai partiti, cercando sponde non istituzionali per tornare a far circolare un po’ di razionalità. (altro…)

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Si chiama ACTA, ed è un accordo internazionale per la protezione del diritto d’autore. Che limiterebbe fortemente il diritto all’informazione e la libertà della rete web. Circola ancora in forma di bozza, non è stato reso pubblico, ma pare che sarà ratificato al prossimo summit del G8. Un articolo pubblicato oggi su «Liberazione».

Un’alleanza di volenterosi. Come quella dell’Iraq. Una coalizione armata, capace di inventarsi e di imporre proprie leggi internazionali. Un esercito. Di soldati e di mercenari. Sì mercenari, nel vero senso della parola: che non hanno una divisa conosciuta ma sono pagati per partecipare a questa guerra. Per fare gli interessi di chi li paga. Proprio come in Iraq. Solo che qui, l’esercito dei volenterosi non ce l’ha con Saddam o Al Qaeda. Ce l’ha con un centinaio di milioni di persone. Quante – si stima – siano quelle che si scaricano musica e film dalla rete. Lì era una guerra per il petrolio, qui la fanno a difesa del copyright. (altro…)

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Si ricomincia a parlare, timidamente, di una regolarizzazione dei lavoratori stranieri senza permesso di soggiorno. In questi anni, però, nel vocabolario politico il termine «sanatoria» si è trasformato in una specie di parolaccia: che identifica una sorta di «perdono», un’indulgenza nei confronti dell’illegalità e della criminalità. Un’indagine ISTAT ci propone ora un’immagine diversa delle sanatorie: a partire dalle conseguenze concrete che esse hanno avuto nel mondo dell’immigrazione.

«Sanatoria»: nel linguaggio dell’edilizia e dell’urbanistica, si «sanano» gli abusi, le irregolarità, il mattone selvaggio. Trasportato nel campo dell’immigrazione, il termine conserva il sapore amaro dell’indulgenza nei confronti di ciò che è illegale e abusivo. A rafforzare questa connotazione negativa c’è il termine usato per identificare il destinatario di un eventuale provvedimento di questo tipo: si sanano i «clandestini», considerati l’equivalente umano degli abusi edilizi. Si sanano quelli entrati senza permesso, coloro che si sono introdotti illegalmente nel nostro territorio: si sanano, in altre parole, i furbi, quelli che non stanno alle regole, i potenziali delinquenti. Ma le cose stanno davvero così? (altro…)

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Nei CPT si continua a morire. L’ultimo caso, come noto, è accaduto nella struttura di Torino, dove gli immigrati trattenuti hanno accusato la Croce Rossa di gravi omissioni nei soccorsi. Pubblico questa intervista dell’amico Gianluca Vitale, avvocato di Torino e attivista dell’ASGI (Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione), che ha visitato il centro subito dopo la drammatica vicenda. Dal sito Melting Pot

Abbiamo prima incontrato la polizia e la Croce Rossa. Ovviamente l’atteggiamento della Croce Rossa è assolutamente negatorio: dicono di non essere stati per niente chiamati. Le versioni coincidono in realtà fino a un certo punto perché al mattino il ragazzo lamentava comunque mal di gola, aveva la febbre alta, è andato in infermeria e gli è stato dato un antibiotico. Successivamente durante il giorno la situazione si è aggravata, è stato visto ancora una volta da un medico che però non ha rilevato niente di particolare; la sera la situazione si è aggravata ulteriormente e dal quel momento le versioni divergono assolutamente.
La Croce Rossa dice: «non è più successo niente, nessuno ci ha più chiamati e il mattino dopo ci siamo accorti che era morto». (altro…)

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A quale «razza» appartevano gli italiani emigrati in America, a cavallo tra XIX e XX secolo? Erano bianchi o «negri»? Il colore della pelle non lascerebbe dubbi: gli italiani sono bianchi, lo sono sempre stati e naturalmente lo erano anche allora. Eppure scienziati sociali, uffici pubblici e autorità di polizia ebbero più di una perplessità sulla classificazione degli italiani. Le «diversità» – ieri razziali, oggi culturali ed etniche – sono spesso il prodotto di costruzioni sociali e di strategie politiche.

«Gli italiani sono bianchi»? Se torniamo indietro di qualche decennio, scopriamo che la risposta a questa domanda appare a molti tutt’altro che ovvia. Alla fine del XIX secolo, in particolare, il gruppo di antropologi positivisti raccolti attorno a Cesare Lombroso, Giuseppe Sergi e Alfredo Niceforo si convince dell’inferiorità razziale dei meridionali: così, mentre gli italiani del Nord discenderebbero da una «razza ariana» superiore, quelli del Sud avrebbero origini africane… (altro…)

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«Gli immigrati sono troppi, vengono qui a cercare casa e lavoro, ma casa e lavoro non ci sono per tutti: prima dobbiamo aiutare gli italiani». Quante volte abbiamo sentito questo discorso? Eppure, dati recenti ci dicono che gli stranieri non sono solo consumatori, ma anche produttori di ricchezza. Qualche cifra può aiutare a sfatare i miti.

Casa, lavoro, assistenza sociale, sanità pubblica, scuole, ospedali, asili nido: beni scarsi, sempre più scarsi in un’Italia che più passa il tempo e più si impoverisce. Le famiglie italiane stentano ad arrivare alla fine del mese, molti non hanno lavoro, gli affitti sono sempre più costosi e inaccessibili, il welfare si assottiglia. E noi dovremmo accogliere milioni di cittadini stranieri? Come facciamo a dar loro beni e servizi, se i beni e i servizi non ci sono per gli italiani? Sembra un discorso plausibile, ma non lo è: perchè gli immigrati producono ricchezza. Spesso si usa la metafora della torta: se arrivano i migranti, dobbiamo dividere la nostra torta con più persone, e dunque a ciascuno toccherà una fetta sempre più piccola. Ma le cose non stanno così: perchè i lavoratori stranieri producono altre torte. E non le consumano tutte… (altro…)

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Una lettrice di «City», il quotidiano in distribuzione delle metropolitane e nelle stazioni, ha letto il mio articolo sui Rom pubblicato sul numero del 16 Maggio, e mi ha scritto una risposta che ho trovato piena di veleni e di pregiudizi. La pubblico comunque, perchè penso che dia voce a quel che si dice in giro in questo periodo: e perchè sono convinto che meriti una risposta precisa e circostanziata. Di seguito la lettera della signora, e le mie osservazioni.

Caro sig. Bontempelli, ritengo che il Suo articolo, pubblicato su City lo scorso venerdì 16 maggio, intitolato «Contro i Rom le stesse accuse rivolte agli Ebrei», costituisca un’offesa nei riguardi degli Ebrei, degli immigrati onesti e degli Italiani tutti. Lei si firma esperto d’immigrazione ma si dimostra ignorante di storia. (altro…)

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