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Archive for agosto 2008

Lo «storico accordo» firmato Sabato tra Italia e Libia, che dovrebbe mettere fine al passato coloniale e ristabilire l’amicizia tra i due paesi, potrebbe contenere alcune clausole che legittimano violazioni sistematiche dei diritti dei migranti. Ecco come stanno le cose.

«Un ringraziamento al vostro leader che ha voluto fortissimamente questo accordo, che giunge dopo quei momenti tragici e drammatici dell’occupazione italiana del vostro Paese. A nome del popolo italiano mi sento in dovere di porgere le scuse e manifestare il nostro dolore per quello che è accaduto tanti anni fa e che ha segnato molte delle vostre famiglie». Con queste parole il Presidente del Consiglio ha suggellato la firma, con Gheddafi, di un «trattato di amicizia, partenariato e cooperazione», destinato – almeno secondo la retorica ufficiale – a chiudere definitivamente il passato coloniale. (altro…)

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Presentate come uno strumento di controllo necessario per l’ordine pubblico, il rilevamento generalizzato delle impronte digitali apre una stagione in cui nessuno sarà più sicuro. E’ ormai dimostrato, infatti, che le impronte sono riproducibili e falsificabili: e gli scenari che si aprono sono inquietanti. Un esempio di come un provvedimento pensato per i Rom metta in discussione lo Stato di diritto e la sicurezza collettiva. Di seguito un bell’articolo di Stefano Rodotà.

Solo nelle apparenze le impronte digitali possono essere definite uno strumento neutrale. Hanno un forte valore simbolico: chi le raccoglie sembra quasi che si impadronisca del corpo altrui. Esprimono politiche di controllo generalizzato o fortemente aggressive verso gruppi determinati. Possono entrare in conflitto con principi costituzionali fondamentali, come il rispetto della dignità della persona e l’eguaglianza. Per questo i legislatori hanno sempre considerato con prudenza la loro raccolta, hanno cercato di ancorarla a situazioni eccezionali o comunque specifiche, testimoniando così una sorta di cattiva coscienza o una consapevolezza dei rischi di stigmatizzazione sociale legati a forme generalizzate di uso delle impronte. (altro…)

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Carlo Ruta è uno storico siciliano autore di numerose inchieste sugli intrecci tra mafia e politica. Il suo blog è stato oscurato, poi ha subito una condanna per «stampa clandestina», con una sentenza che – se applicata estensivamente – costringerebbe a chiudere tutti i blog. Un caso che ripropone in Italia il tema della libertà di informazione.

«Stampa clandestina». Con questa bizzarra definizione è stato condannato Carlo Ruta, giornalista e blogger siciliano, autore di numerose inchieste sui rapporti tra mafia e politica, dal caso di Portella della Ginestra a quello del giornalista de L’Ora Giovanni Spampinato, ucciso a Ragusa nel 1972. E ha fatto tutto questo con l’unico strumento a disposizione dei giornalisti indipendenti e free-lance, che non possono (o non vogliono) sottostare ai vincoli delle testate «ufficiali». (altro…)

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Ho già parlato, in questo blog, della straordinaria esperienza di Riace, la piccola cittadina calabrese che da sempre ospita migranti e rifugiati. Negli ultimi tempi, mentre a Lampedusa si pensa di recintare il Cpt con il filo spinato, in questo angolo di Locride gli stranieri sono diventati una risorsa, impegnati in laboratori tessili e di ceramica e perfettamente «integrati» con la popolazione. E l’esperimento ha coinvolto anche i Comuni vicini, governati da coalizioni diverse (uno è del centro-destra). La storia di un’esperienza straordinaria, raccontata da Ida Dominijanni sul «Manifesto».

Lem Lem fila la ginestra per farci i tessuti, un’antica arte della Calabria jonica che sta rifiorendo anche grazie a lei e ad altre come lei. Ha 25 anni, è bella, capelli e occhi scuri, vive a Riace da quattro anni con sua figlia Anna e suo nipote Thomas – che lei considera un altro figlio e Anna un fratello -, tutti e due hanno sette anni e tutti e due, mentre la madre lavora nel laboratorio di tessitura, frequentano con un’altra dozzina di bambini la scuola estiva in un antico palazzotto ristrutturato poco più in là, imparano l’italiano, giocano e hanno l’aria felice. Lem Lem sbarcò con i due bimbi in Sicilia nel 2004, viaggio per mare dalla Libia per 900 dollari, ma era in fuga dal Sudan e dalla guerra già nel 2000, e ora che vive a Riace non va tanto male: 400 euro al mese li guadagna al laboratorio la mattina, altrettanti li tira su facendo la colf nel pomeriggio. (altro…)

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A Termoli, dopo un vero e proprio pestaggio, gli agenti di Polizia Municipale hanno cercato di infilare un venditore ambulante straniero nel portabagagli dell’auto di servizio. Una violazione dei più elementari diritti, in nome – naturalmente – delle «regole».

Nelle incredibili fotografie che trovate qui sotto, tratte dal sito Primonumero.it (se non riesci a visualizzarle vai qui), si vedono le immagini di un pestaggio in piena regola, effettuato da un gruppo di agenti della Polizia Municipale di Termoli contro un venditore ambulante straniero. (altro…)

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Secondo l’Osservatorio sulla Popolazione Mondiale, l’Italia è un paese che progressivamente «invecchia», e che registra uno tassi di natalità più bassi nel mondo. Proseguendo a questo ritmo, il nostro paese rischia di perdere due milioni di abitanti nel giro di vent’anni. Tra le soluzioni suggerite dall’Osservatorio c’è quella di favorire lo sviluppo dei fenomeni migratori.

L’Italia «invecchia» e rischia di perdere fino a due milioni di abitanti entro il 2030: è l’allarme lanciato oggi a Berlino dall’Osservatorio sulla popolazione mondiale e lo sviluppo globale, che indica tra le possibili soluzioni a questo fenomeno una «migliore» politica di integrazione degli immigrati. Ma questo non è solo un problema nazionale: senza immigrati l’intera popolazione dell’Unione Europea rischia di assestarsi attorno a quota 447 milioni di persone entro il 2050, ben 52 milioni in meno rispetto ai livelli che potrebbe raggiungere altrimenti. (altro…)

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L’isola avamposto dell’Europa nel Mediterraneo, meta fin dai tempi antichi di pirati e commercianti, continua ad attirare turisti e africani in fuga da guerra e fame. La prima parte di un reportage di Giuliana Sgrena, dal «Manifesto».

O’scià, respiro. Ma è anche un saluto, un augurio. È la parola magica di Lampedusa. Di cui si comprende la magia e l’umanità davanti alla «Porta di Lampedusa – Porta d’Europa», un monumento alla memoria dei migranti deceduti in mare durante l’avventurosa traversata. L’opera di Mimmo Paladino, inaugurata il 28 Giugno scorso, è una grande arcata alta quasi cinque metri e larga tre, installata nella punta più meridionale dell’isola che è anche il punto più a sud dell’Europa che si inabissa nel Mediterraneo. Attraverso la porta si vede il blu, in questo caso intenso e profondo del mare, che ben simboleggia tutte le incognite, i pericoli, le insidie che devono affrontare i migranti in cerca di un futuro migliore. E che non sempre riescono a superare. (altro…)

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