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Archive for the ‘Country Music’ Category

obama Nel suo discorso da Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama rifiuta la logica della guerra e della sicurezza a qualunque costo; e muove i primi passi per l’abolizione della tortura e l’affermazione dei diritti umani. Di seguito, inchieste e video per capire cosa sta succedendo dall’altra parte dell’Oceano.

«Noi respingiamo come falsa la scelta tra sicurezza e ideali. I nostri Padri Fondatori, messi di fronte a pericoli che noi a mala pena riusciamo a immaginare, hanno stilato una carta che garantisce […] i diritti dell’individuo […]. La nostra sicurezza emana dalla giustezza della nostra causa, dalla forza del nostro esempio, dalle qualità dell’umiltà e del ritegno». Così il neopresidente degli Stati Uniti nel suo discorso di insediamento: parole che suonano lontanissime dalla politica nostrana, ormai abituata  a fare letteralmente a pezzi i diritti in un nome di una (presunta) emergenza sicurezza. (altro…)

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Sconvolto dagli eventi dell’11 Settembre, il mondo della musica country e rock si è diviso tra il sostegno alle politiche di guerra dell’Amministrazione Bush, e il richiamo alla tradizione antimilitarista e pacifista radicata da decenni negli Stati Uniti. Sul fronte “pacifista”, però, accanto alla memoria del Vietnam – una ferita ancora viva nell’immaginario americano – è emerso un filone dai temi innovativi. Una breve rassegna sulle reazioni ad un evento-spartiacque per la storia recente.

Qui sotto potete ascoltare The Rising, la splendida canzone di Springsteen dedicata all’11 Settembre. La tragedia delle Twin Towers, come noto, costituisce un evento-spartiacque destinato ad incidere profondamente nell’immaginario collettivo, americano e non solo. Come ha reagito il mondo della musica country e rock a questo evento così drammatico e decisivo? (altro…)

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Nashville, capitale del Tennessee, è anche la patria del country: qui hanno sede le case discografiche e le stazioni radio, e qui si esibiscono i principali artisti. Nel corso del Novecento, la città ha svolto un ruolo di primo piano nella diffusione della musica popolare: con tutte le ambiguità di un luogo che è patria della musica, ma anche di un business provinciale e conservatore.

E’ il 5 Ottobre 1925, quando ai microfoni della WSM – una radio locale di Nashville – si presenta un arzillo ottantenne, musicista rurale della zona degli Appalachi: un certo Jimmy Thompson, detto Uncle Jimmy («lo zio Jimmy»), suonatore di fiddle (il fiddle è il violino popolare dei musicisti country). Uncle Jimmy conduce una nuova trasmissione radiofonica, Radio Barn Dance, che tradotto in italiano significa più o meno «ballo del granaio via radio»: in pratica, si tratta dell’esibizione dal vivo, via etere, di gruppi provenienti dalle montagne, che suonano musica tradizionale («del granaio», appunto…). (altro…)

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Ero a S. Siro, Mercoledi 25 Giugno, a seguire il concerto di Bruce Springsteen. Davvero un grandissimo evento nella storia musicale di questo paese. Rovinato (solo un po’ ) dall’insipienza del Sindaco Moratti…

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Chissà se i «filoamericani» Walter Veltroni e Silvio Berlusconi conoscono questa canzone dell’americanissima Martina McBride, intitolata «Independence Day»: riguarda le violenze contro le donne ma, a differenza di quanto fanno i seguaci nostrani (e maldestri) delle stelle e striscie, non chiama in causa l’«unica matrice rumena» degli stupratori. Non usa nemmeno una formula equivalente, più adatta al contesto migratorio statunitense (che so? una cosa del tipo «unica matrice latinoamericana delle violenze», o similia…). Più sobriamente, chiama le cose col loro nome: perchè il «bruto» del video originale (a proposito, consiglio a tutti di guardarlo, si trova in questa pagina di youtube) non è straniero, non è clandestino, non è rumeno e nemmeno zingaro, ma è un americanissimo marito. Così come, qui da noi, sono gli italianissimi mariti, parenti, fidanzati e amanti i principali responsabili delle violenze sulle donne (come dimostrano tutti i dati disponibili). Checchè ne dicano Veltroni e Berlusconi… (altro…)

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Questo è Foggy Mountain Breakdown, un celebre pezzo di Earl Scruggs. Il genere musicale cui appartengono brani di questo tipo si chiama bluegrass, che significa letteralmente «erba blu» (vedremo tra poco perchè). E i ritmi bluegrass evocano, alle orecchie di un ascoltatore distratto, i suoni della tradizione rurale profonda degli Stati Uniti: qualcosa, quindi, la cui origine si perde in un tempo lontano. In realtà, come accade in altri casi simili, anche il bluegrass ha una precisa data di nascita, molto più recente di quanto si possa supporre.

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Negli anni ’30 del XX secolo, ripetute tempeste di sabbia devastano le campagne del Sud degli Stati Uniti, distruggendo le economie agricole di quelle regioni e gettando sul lastrico intere comunità: gli Stati più colpiti sono Texas, Arkansas, Oklahoma. Alla fine di ogni tempesta, gli abitanti si accorgono che il mondo attorno a loro non è più quello di prima: una coltre spessa di polvere resta depositata sui campi, nelle case e persino nelle città, che diventano così inospitali e inabitabili. Una vera e propria catastrofe ecologica, che come tutti gli eventi di questo tipo è destinata a produrre migliaia di rifugiati. Nel video che vedete sopra, ad accompagnare la splendida canzone di Woody Guthrie Do Re Mi – qui eseguita da John Mellencamp -, ci si sono le immagini che documentano le devastanti conseguenze delle tempeste, soprannominate dust storm (tempesta di polvere, appunto) o dust bowl (catino, scodella di polvere). (altro…)

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Chi non conosce Johnny B. Goode di Chuck Berry? Scritta nel 1955, pubblicata nel 1958, questa canzone rappresenta un atto fondativo, quasi un certificato di nascita del rock’n’roll: eseguita e rifatta da innumerevoli musicisti, ha percorso l’intera storia del rock moderno. E se tutti ormai conoscono – anche solo per averlo sentito una volta – il ritmo travolgente di questo pezzo, meno conosciuta è la storia che esso racconta. (altro…)

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Quello che vedete qui sopra è Jimmy Rodgers, considerato il fondatore della moderna country music, attivo negli anni ’20 del Novecento: il pezzo è Blue Yodel n. 1, T for Texas. James Charles Rodgers – questo il suo vero nome – nasce nel Mississippi l’8 settembre 1897 da una famiglia di umili origini. Dopo la morte della madre (avvenuta nel 1904), va a vivere dalla zia, un’ex insegnante con una buona preparazione musicale. Ed è proprio grazie a lei che acquisisce familiarità con la musica, ed impara ad apprezzare i generi più popolari in questo periodo: il vaudeville (spettacolo di varietà leggero di derivazione francese), la canzone per operetta e il pop. La musica, in questi primi anni, è però ancora un passatempo: professionalmente, Jimmy viene indirizzato dal padre al lavoro alle ferrovie, dove opera per alcuni anni come brakeman (frenatore). A metà degli anni ’20, Jimmy viene notato dal prestigioso talent-scout Ralph Peer, che lo spinge ad effettuare le prime registrazioni per la casa discografica Victor.

Sono, gli anni Venti, un periodo di grandi trasformazioni nel mondo della musica. (altro…)

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Molti conosceranno questo pezzo, qui eseguito dai Chieftains: si tratta di Long Black Veil, citato da molti siti e riviste come “brano tradizionale anglo-irlandese, ripreso da numerosi musicisti country e folk nordamericani”. E’ la storia di un uomo ingiustamente accusato di omicidio: dieci anni prima, in a cold dark night (“in una notte fredda e scura”), c’era stato un brutto fatto di sangue, e il colpevole, avvistato dalla folla mentre fuggiva, assomigliava molto allo sfortunato protagonista della vicenda (looked a lot like me). Il giudice chiede quale sia l’alibi dell’imputato, e cerca anche di tranquillizzarlo: se quella notte eri da un’altra parte, gli dice in sostanza, non ti condannerò a morte. Lui, però, “non dice una parola” (I spoke not a word), pur sapendo che in quel modo si gioca la vita (though it meant my life). Il motivo lo spiega subito dopo: quella fatidica notte l’uomo si trovava con la moglie del suo migliore amico (I had been in the arms of my best friend’s wife). Segue l’inevitabile condanna a morte e la conseguente esecuzione, alla quale la donna assiste senza versare una lacrima (she stood in the crowd and shed not a tear). Il segreto resta dunque custodito dal protagonista della vicenda, che da morto parla in prima persona, e dalla donna, che periodicamente fa visita alla tomba vestita di un lungo velo nero, a long black veil: da cui il titolo della canzone. Il modo di narrare gli eventi, la melodia, l’ambientazione della storia sembrano tipiche di un pezzo tradizionale: tra l’altro, le murder ballads (le canzoni che parlano di omicidi e fatti di sangue) sono tipiche dei Southern Appalachians. In questo caso, però, il brano non ha nulla di tradizionale … (altro…)

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mcc.jpg Geritol è il nome di un integratore minerale e vitaminico molto diffuso negli Stati Uniti, prodotto da un’importante multinazionale farmaceutica. La sua fama si deve, tra l’altro, ad alcuni spot televisivi di cattivo gusto. Uno di questi, trasmesso negli anni ’70, mostra un uomo che vanta le illimitate energie della moglie, tutta dedita ai doveri coniugali: pulire casa, cucinare, lavare i piatti… Alla fine, l’uomo conclude soddisfatto: “mia moglie, penso che la terrò” (my wife, I think I’ll keep her). Lo spot è rimasto famoso, quasi proverbiale: un po’ come da noi “nuovo? no, lavato con Perlana”, che non è più trasmesso da tempo, ma che tutti conoscono e continuano a citare. All’inizio degli anni ’90 Mary Chapin Carpenter, cantautrice tra le migliori della scena statunitense, scrive una canzone che rovescia il senso della frase: “lui pensa che se la terrà” (he thinks he’ll keep her). Lo pensa, ma non è vero. Perchè la mogliettina, che magari decide con la sua testa, potrebbe un giorno cambiare idea… (altro…)

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Questa è God Bless America (Dio benedica l’America), canzone scritta nel 1918 da Irving Berlin, ed eseguita da Kate Smith: un pezzo, retorico e nazionalista, che andava molto di moda tra la fine degli anni ’30 e l’inizio dei ’40 (Celine Dion ne ha rifatto una versione all’indomani dell’attentato alle Torri Gemelle). Woody Guthrie, cantastorie popolare attivo in quello stesso periodo, raccontò una volta che, stufo di sentire questo pezzo diffuso in continuazione alla radio, pensò di scrivere una specie di contro-canzone. Nacque così God blessed America for me (“Dio ha benedetto l’America per me”), oggi conosciuta come This Land is your Land (“questa terra è la tua terra”): divenuta con questo titolo il vero e proprio “inno popolare” degli Stati Uniti, cantata e conosciuta da tutti, anche da coloro che non hanno mai sentito parlare di Woody Guthrie… (altro…)

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The Dixie Chicks Non si direbbe, a vederle in questa foto. Tre ragazze biondo-platino, il sorriso stampato in carta patinata da vere regine dello star-system. E nello star-system, intendiamoci, ci sono davvero: sono famose (almeno negli Stati Uniti) e in questo non c’è nulla di male. Ma i loro pezzi sono quanto di meglio abbia prodotto la country-music negli ultimi anni. Ecco qui sotto un piccolo assaggio (su youtube la resa audio non è eccellente, ma dati i problemi di copyright bisogna accontentarsi…):

Attenzione: se utilizzi la nuova versione Internet Explorer per i sistemi operativi Windows (S)Vista potresti non vedere il video qui sotto. Il mio suggerimento è di installare sul computer Mozilla (puoi farlo da questa pagina), e usarlo al posto di explorer: altrimenti puoi vedere in questa pagina come configurare il tuo browser per vedere i video di Youtube.

E se volete sentirne altre provate qui

A dare vita al gruppo, nell’ormai lontano 1989, sono due delle tre attuali componenti, le sorelle Martha Elenor Erwin e Emily Burns Erwin, rispettivamente violinista e banjoista, oggi conosciute coi nomi da sposate (Martha Maguire detta “Martie” ed Emily Robison). L’allora quartetto comprendeva anche (altro…)

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