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Archive for the ‘Immigrazione-storia’ Category

fabriziothumb L’11 Gennaio 2009 ricorre il decimo anniversario della morte di Fabrizio De Andrè. Per l’occasione è stata lanciata l’idea di un tributo collettivo, su internet, «a siti unificati». Questo blog aderisce all’iniziativa, ricordando il grande cantautore a partire dalla sua straordinaria empatia con gli ultimi, con coloro che sono descritti e trattati come diversi. Fabrizio de Andrè è stato il poeta di puttane, ladri, assassini e assassinati, beoni, viados, stranieri e vittime dell’«odio e dell’ignoranza»: ed è morto mentre, in Italia, imperversava una «emergenza sicurezza», analoga a quella di oggi…

C’era un’altra «emergenza sicurezza», quando morì Fabrizio de Andrè. Era il Gennaio del 1999, dieci anni fa. A Milano, si erano verificati alcuni omicidi nel giro di pochi giorni: senza far caso alla logica nè alle statistiche (che parlavano, allora come oggi, di un decremento del numero di reati), i mass-media lanciarono l’allarme. (altro…)

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A quale «razza» appartevano gli italiani emigrati in America, a cavallo tra XIX e XX secolo? Erano bianchi o «negri»? Il colore della pelle non lascerebbe dubbi: gli italiani sono bianchi, lo sono sempre stati e naturalmente lo erano anche allora. Eppure scienziati sociali, uffici pubblici e autorità di polizia ebbero più di una perplessità sulla classificazione degli italiani. Le «diversità» – ieri razziali, oggi culturali ed etniche – sono spesso il prodotto di costruzioni sociali e di strategie politiche.

«Gli italiani sono bianchi»? Se torniamo indietro di qualche decennio, scopriamo che la risposta a questa domanda appare a molti tutt’altro che ovvia. Alla fine del XIX secolo, in particolare, il gruppo di antropologi positivisti raccolti attorno a Cesare Lombroso, Giuseppe Sergi e Alfredo Niceforo si convince dell’inferiorità razziale dei meridionali: così, mentre gli italiani del Nord discenderebbero da una «razza ariana» superiore, quelli del Sud avrebbero origini africane… (altro…)

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Visti, passaporti, permessi di soggiorno. Oggi li diamo per scontati, sembra che siano sempre esistiti: almeno da quando esistono gli Stati nazionali. E invece sono più recenti di quanto si creda. Una piccola storia del permesso di soggiorno e delle politiche migratorie ad esso legate: il caso italiano.

Quasi tutti gli strumenti normativi che regolano l’immigrazione sono stati creati all’indomani della Prima Guerra Mondiale: prima, la mobilità delle persone attraverso i confini era sostanzialmente libera. L’esperienza bellica accresce, nelle autorità statali dei paesi europei, il senso di insicurezza e il bisogno di controllo sulle persone che si muovono attraverso gli Stati: si temono, in modo particolare, le operazioni di spionaggio dei paesi stranieri, le attività di organizzazioni sovversive, il terrorismo internazionale. Negli anni ’20, viene così elaborata in tutta Europa una “cassetta degli attrezzi”, cioè un insieme di strumenti per il controllo della mobilità, grosso modo rimasto inalterato nel tempo: visti, permessi di soggiorno, controlli di frontiera ed espulsioni nascono proprio in questo periodo. (altro…)

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Si parla spesso di centri di permanenza temporanea, o CPT, ma pochi sanno veramente cosa sono. Provo dunque a spiegarlo ripercorrendone la storia. Mi auguro che questo articolo possa rappresentare una sorta di “guida” per capirci qualcosa, o per approfondire ulteriormente. L’articolo è un po’ lungo – si tratta di un piccolo “dossier” – e per questo lo divido in tre parti. Di seguito la prima.

Vai alla parte seconda –   Vai alla parte terza

Che cosa sono esattamente i centri di permanenza temporanea, conosciuti anche con la sigla “CPT”? Per capirlo è bene anzitutto chiarire che cosa non sono. I CPT non vanno confusi con i centri di accoglienza: mentre questi ultimi servono – lo dice la parola – ad accogliere i migranti, a dar loro un tetto dove dormire, i CPT sono stati costruiti per trattenere gli stranieri in attesa di espulsione. Perché bisogna trattenere le persone in attesa di espulsione? Per rispondere a questa domanda, occorre ricostruire brevemente la genesi storica dei CPT: capire, cioè, quando sono nati, chi li ha inventati e perché. (altro…)

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Risale all’Estate 1977 questo articolo di Romano Prodi. All’epoca era più giovane, non era premier nè tantomeno ex-premier. Scriveva che l’Italia aveva dovuto gestire il proprio sviluppo senza l’apporto dei lavoratori stranieri: siamo l’unica società industriale a non avere “negri”, diceva. Usava proprio quel termine, “negri”. Aggiungendo: forse è meglio così, continuiamo a farne a meno. Sembra preistoria, ma per molti versi è all’origine dell’attualità. Ecco il testo integrale dell’articolo.

Se la gestione dei conflitti della società industriale è stata più difficile in Italia che negli altri paesi europei ciò non è dovuto soltanto agli errori che politici, sindacalisti, imprenditori e economisti hanno copiosamente compiuto negli ultimi anni, ma anche a una natura particolare del sistema economico italiano rispetto a quello delle altre nazioni. L’Italia è stato l’unico paese dell’Occidente a dover gestire il proprio sviluppo senza il determinante contributo di lavoratori stranieri. (altro…)

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antiraz.jpg La Rete Nazionale Antirazzista era un cartello di associazioni di volontariato, organizzazioni sindacali e gruppi locali, attivo nella seconda metà degli anni ’90. Ha svolto un ruolo fondamentale in quel periodo, perchè ha dato – per la prima volta in Italia – voce e rappresentanza politica a una miriade di piccole e significative esperienze locali. Ha formato un’intera generazione di militanti, volontari e studiosi dell’antirazzismo, costruendo un linguaggio comune tra persone e gruppi che operavano in territori diversi. Eppure, quella esperienza è stata sostanzialmente dimenticata. Moreno Biagioni, in questo articolo pubblicato sulla rivista “Guerre e Pace”, ne ha scritto una breve storia. Eccola.

Spesso pezzi di storia, o, più modestamente, di cronaca (di quella cronaca che dovrebbe servire a ricostruire la storia) del nostro recente passato vengono completamente ignorati o rimossi. Si tratta, in genere, di pezzi ritenuti privi di importanza, perchè non hanno protagonisti famosi o magari escono dai consueti schemi in cui vengono racchiusi gli avvenimenti politici e sociali. L’esperienza della Rete Nazionale Antirazzista (1995-1998) rientra appieno in questa categoria – della memoria “desaparecida” – e ritengo perciò che valga la pena di ricostruirla, seppure per sommi capi e con il rischio di qualche dimenticanza ed errore (a cui altri che furono partecipi di quelle vicende possono ovviare). Ne possono nascere riflessioni utili anche per l’oggi. (altro…)

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votostranieri.jpg Visto che si è riaperto proprio in questi giorni un dibattito sul diritto di voto agli immigrati, ripubblico un mio vecchio testo, elaborato per Africa Insieme e per Rebeldia, in cui ripercorrevo la storia del dibattito italiano sul diritto di voto ai migranti. Al testo originario ho aggiunto una serie di link a documenti, convenzioni internazionali, disegni di legge e sentenze, per aiutare chi lo vorrà ad approfondire il tema. La narrazione degli eventi si ferma al 2006, e quindi non parla degli interventi del Governo Prodi: non l’ho aggiornata perchè, purtroppo, l’esecutivo uscente non ha modificato la situazione, e le cose sono rimaste grosso modo com’erano…

Di diritto di voto agli stranieri si parla ormai da molti anni. Le prime richieste in questa direzione provengono dalle file del “movimento antirazzista” di fine anni ’80 e inizio anni ’90: l’elettorato attivo e passivo per gli stranieri residenti figura già nella piattaforma della “Convenzione Nazionale Antirazzista”, organizzata dal variegato mondo delle associazioni e delle comunità migranti nel Dicembre 1989 (vero e proprio atto di nascita, almeno in Italia, di un movimento per i diritti sociali e civili degli stranieri). (altro…)

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