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Posts Tagged ‘lavavetri’

cioni L’assessore fiorentino Graziano Cioni è ricordato per la sua crociata sulla «legalità», con la quale ha cercato di colpire Rom, «lavavetri» e mendicanti. Oggi, un’inchiesta de «L’Espresso» rivela che quella campagna «legalitaria» del Comune toscano è stata finanziata da Ligresti. Di seguito una riflessione di Ritanna Armeni, da «Liberazione», e il video-audio delle intercettazioni con i dettagli della vicenda.

Adesso si parla di una possibile nuova Tangentopoli, di una nuova ondata di scandali, di denunce, di casi di corruzione che coinvolgono e rischiano di distruggere il partito Democratico di Walter Veltroni come, agli inizi degli anni ’90, hanno travolto e cancellato il partito socialista di Bettino Craxi. (altro…)

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faso.jpg Mentre l’assessore Cioni di Firenze annuncia la prossima emanazione di un’ennesima ordinanza, stavolta sui mendicanti “orizzontali” (!!), torna d’attualità questo bell’articolo di Giuseppe Faso, scritto all’indomani del provvedimento fiorentino sui “lavavetri”. E’ una riflessione sul ruolo degli amministratori pubblici, da “esperti” nel governo delle comunità locali a volgari passaparola del senso comune più retrivo. Ecco come è cambiato il linguaggio delle “ordinanze”.

Sono andato a rileggermi alcune ordinanze. Sulle limitazioni all’uso dell’acqua, sulla lotta alla zanzara tigre ecc. Da questa lettura capisco che cos’è un amministratore. Lo capisco perché adotta un linguaggio e mette in atto delle procedure da Sindaco. Fa un quadro della situazione specifica molto più articolato rispetto a quello di cui sono capace io, semplice cittadino, le costruisce intorno contesti significativi, fa riferimento a una serie di norme e all’efficacia che ci si può aspettare dal provvedimento. Parla di scopi e di obiettivi, non fa riferimento a valori (diffido di questi richiami, me l’ha insegnato quand’ero ragazzo uno storico, di quelli che studiavano le cause sociali delle sofferenze umane e le funzioni ideologiche delle mitologie dominanti).
Leggo poi le ordinanze sui lavavetri e sugli sgomberi. E ne rimango sgomento. (altro…)

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lavavetri.jpgPuò sembrare paradossale, ma uno degli strumenti di inferiorizzazione e di degradazione simbolica dei migranti è l’evocazione indiscriminata del racket di cui sarebbero vittime. Si tratta, all’apparenza, di un discorso antirazzista, o comunque aperto e disponibile: “loro (i migranti) vengono in Italia spinti da organizzazioni criminali senza scrupoli, sono sfruttati dalle stesse organizzazioni e mandati sulla strada, a fare le prostitute (se donne) o i lavavetri (se uomini, e Rom), e dunque vanno aiutati”.
Intendiamoci: fenomeni come il racket, la tratta degli esseri umani, lo sfruttamento criminale dell’immigrazione esistono davvero. Sono cose serie e drammatiche. Qui non si tratta di negare questa realtà, ma di evidenziare come una loro evocazione disinvolta e indiscriminata a prescindere dai dati di fatto – possa diventare uno degli strumenti di inferiorizzazione degli stranieri: che diventano, così, non soggetti a pieno titolo che scelgono il proprio destino emigrando nel nostro paese, ma semplici vittime – inermi e indifese – dei loro sfruttatori. Da aiutare poi, possibilmente, facendoli tornare a casa loro (inevitabile corollario di discorsi di questo tipo…).
Questo discorso è emerso in particolare l’Estate scorsa, a proposito del delirante dibattito sui lavavetri sviluppatosi a seguito delle note ordinanze fiorentine. Qualcuno, nel tentativo tanto generoso (nelle intenzioni) quanto disastroso (negli esiti) di fermare il delirio securitario, ha tirato fuori la storiella facile facile: la colpa non è dei Rom che lavano il vetro, ma delle organizzazioni criminali che li costringono a farlo. Dunque, chi va punito è lo sfruttatore, e non la vittima. Ma è proprio così? I Rom che troviamo ai semafori a chiedere un po’ di elemosina stanno lì perchè qualcuno li sfrutta? (altro…)

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