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Posts Tagged ‘rumeni’

Seconda una indagine della Caritas, quando la stampa italiana parla di fatti di cronaca in cui sono coinvolti i cittadini rumeni, nel 70% dei casi non rispetta il principio della presunzione di innocenza: in altre parole, ogni «sospetto» di origine rumena è descritto già come colpevole. Prima che un giudice abbia accertato i fatti.

«L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva»: lo dice l’articolo 27 della Costituzione. Si tratta – lo sappiamo – di uno dei pilastri di ogni Stato democratico, un principio noto come presunzione di innocenza. Significa che, finchè un giudice non abbia accertato la colpevolezza di una persona, quella persona deve essere considerata innocente. Che un «sospetto» non è, per il solo fatto di essere sospetto, un «mezzo colpevole». Che, prima di essere considerato colpevole, ha il diritto di far valere le proprie ragioni davanti a un Tribunale giusto e imparziale. Vale per il nostro sistema giudiziario, ma vale – dovrebbe valere – anche per l’informazione: e infatti la Carta dei Doveri del giornalista (uno dei principali punti di riferimento della deontologia professionale) spiega che chi si occupa di cronaca deve «rispettare sempre e comunque il diritto alla presunzione d’innocenza». Accade davvero? Gli operatori dell’informazione seguono sempre questo principio? Anche quando parlano di cittadini di origine rumena? Parrebbe proprio di no. (altro…)

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Chi sono davvero i Rom di Romania? Perchè vengono in Italia? Cosa cercano nel nostro paese, e perchè abbandonano il loro? Ci vorrebbe un libro intero per rispondere a queste domande. Qui di seguito, un piccolo dossier per capire questi nuovi flussi migratori, al di là di facili stereotipi.

Chi sono i Rom rumeni? La stampa quotidiana e le televisioni ci hanno abituati a parlare comunemente di questo fenomeno migratorio, ma non ci aiutano a capirlo: così, quando si discute di «rom rumeni», a molti verranno in mente ladruncoli, spacciatori, scippatori, violentatori di donne o rapitori di bambini, e poco altro. Cerchiamo allora, per quanto possibile in un blog, di fare un po’ di chiarezza, e anche di fornire qualche dato e informazione storica. (altro…)

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C’è uno strano paradosso nelle attuali campagne allarmistiche contro gli immigrati e i Rom: l’appello sempre più insistito alla «legalità» legittima interventi istituzionali al di fuori delle regole. Così, norme in teoria costruite per tutti vengono applicate selettivamente solo ad alcune categorie: come le espulsioni, che dovrebbero colpire tutti gli immigrati senza documenti, e che in realtà sono utilizzate contro Rom e senza fissa dimora stranieri. O, ancora, si emanano ordinanze illegali e illegittime – come quelle fiorentine sui lavavetri o sui mendicanti – per colpire comportamenti non penalmente perseguibili. In questo modo, la maschera della «legalità» copre e legittima un comportamento sempre più arbitrario da parte delle istituzioni. Un articolo stimolante e argomentato di Alessandro Simoni, tratto dall’ultimo numero di Reset.

La campagna elettorale appena terminata è stata probabilmente la prima della storia italiana nella quale la «questione zingara» compariva nel programma ufficiale di uno dei partiti in corsa. Nel programma del Popolo della Libertà troviamo infatti il «contrasto all’insediamento abusivo di nomadi e (l’)allontanamento di tutti coloro che risultino privi di mezzi di sostentamento legali e di regolare residenza», che in una versione sintetica diventa «sgombero degli insediamenti abusivi e allontanamento dei nomadi senza residenza e mezzi di sostentamento». Si tratta, ovviamente, dei cascami dell’enorme visibilità mediatica che la presenza rom ha assunto nei mesi precedenti alle elezioni, con un culmine nel periodo immediatamente successivo all’assassinio di Giovanna Reggiani. Non credo che valga qui la pena soffermarsi sui meccanismi che portano alla sovraesposizione di tutto quanto è classificato come «rom», «nomade», «zingaro», e sulla potenza dello stereotipo del rom come parassita sociale. (altro…)

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Ieri il Consiglio dei Ministri riunito a Napoli ha approvato il pacchetto sicurezza: tra le misure previste, l’inasprimento delle norme in materia di espulsioni di cittadini comunitari. Un provvedimento pensato ad hoc per i Rom rumeni: che però non funzionerà, e che anzi finirà per creare contenziosi infiniti con l’Europa. Vediamo perchè.

E’ finalmente (si fa per dire) arrivato il tanto atteso (non da me) pacchetto sicurezza. Le misure sono molte, ci sarà tempo per studiarle a fondo. Tra l’altro il Ministero dell’Interno ha diffuso solo una sintesi, mentre il testo completo è stato pubblicato dal sito indipendente Stranieri in Italia: come dire che il governo non ha interesse a far conoscere i suoi stessi provvedimenti. Mi limito per ora, in attesa di una lettura più attenta dell’intero testo, ad una breve illustrazione delle norme in materia di espulsione dei cittadini comunitari: cioè dei Rom rumeni, perchè di questo alla fin fine si tratta. (altro…)

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Enrico Pugliese è uno dei più acuti e competenti studiosi italiani dei fenomeni migratori, nonchè uno storico animatore-dirigente della Rete Nazionale Antirazzista e dei movimenti per i diritti dei migranti. Questo articolo, pubblicato oggi sul Manifesto, comincia con un reportage su un viaggio verso Tirana, a bordo di una delle tante navi che riportano a casa i migranti albanesi. Di qui sviluppa una riflessione su come sono cambiate le cose, dall’epoca in cui gli albanesi sbarcavano a bordo delle “carrette del mare”. E, infine, propone un parallelo con gli “albanesi” di oggi, i migranti rumeni, criminalizzati e stigmatizzati come lo furono allora i cittadini del Paese delle Aquile. Una riflessione sulle “emergenze securitarie” – di ieri e di oggi – che ho trovato, letteralmente, splendida. Buona lettura…

Nella nave della Tirrenia da Bari a Durazzo su oltre un migliaio di passeggeri gli italiani si contano sulla punta delle dita. Eppure tutti parlano italiano: non solo nel senso che questa è la lingua con la quale tutti si rivolgono al personale di bordo o ai camerieri, ma anche perché in questa lingua i passeggeri, quasi tutti albanesi, a volte parlano anche tra di loro, soprattutto i più giovani. Si tratta d’altronde di ragazzi nati in Italia, magari da coppie miste, o arrivati giovanissimi. Anche l’aspetto avvicina sempre più questi nuovi albanesi agli italiani. La componente borghese dei viaggiatori – quella arrivata 15 anni addietro con i pericolosi gommoni e che ora viaggia in cabina – non si distingue affatto. Così nella componente proletaria, in larga misura giovane, l’aspetto è simile quello dei coetanei italiani. Pochi tra i passeggeri di ponte dormono sdraiati per terra, sono quelli più anziani, molto simili ai nostri emigranti-proletari che andavano in Svizzera o in Germania 40 o 50 anni fa. Non so se sono i più poveri nella nave, sono certo i più stanchi e quelli con maggior necessità (o volontà) di risparmiare. Sono gli emigranti di prima generazione, quelli che pensano innanzitutto al risparmio e al ritorno, come d’altronde la letteratura internazionale sulle migrazioni ha sempre sottolineato. (altro…)

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Pubblico questo bell’articolo di Gad Lerner, tratto dal suo blog, e uscito recentemente su Vanity Fair

Non so in che misura la violenza sessuale esercitata il 16 aprile scorso dal rumeno Joan Rus su una studentessa sudafricana abbia influenzato l’elezione del sindaco di Roma. Ma so che nel frattempo lo stupro, l’abuso e l’umiliazione si ripetono in Italia centinaia, migliaia di volte senza diventare un “caso politico”, solo perché nella grande maggioranza dei casi i violentatori sono nativi della penisola anziché immigrati. E magari pure capifamiglia che tra le mura domestiche si sentono in diritto di spadroneggiare sulle “nostre” femmine, salvo poi comprare a modico prezzo il sesso delle straniere prostitute quando decidono di concedersi una libera uscita.

Almeno un paio di volte alla settimana viene ritrovato il cadavere di una di queste poverette in una roggia o in un bosco, magari nuda e chiusa in un sacco della spazzatura. Ma state tranquilli che la politica non ci farà su comizi; i giornali ricameranno serial killer lontano dalla prima pagina; e nessun sindaco veronese invocherà la pena di morte per gli esagerati consumatori nostrani di carne d’importazione. (altro…)

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Paola Zerboni è una giornalista seria, che ho conosciuto quest’Estate, seguendo la tragica vicenda dei bambini rumeni morti nel rogo delle loro baracche a Livorno. Lavora alla cronaca di Pisa del quotidiano La Nazione, e ha scritto recentemente un articolo sulle cosiddette “baraccopoli” che citava i dati forniti su questo blog. Nel post in cui ripubblicavo il suo articolo, mi ha scritto un commento contestando – civilmente – alcune mie considerazioni sul linguaggio da lei utilizzato. Mi pare che le osservazioni di Paola meritino di essere discusse: ripubblico qui la sua lettera, a cui scrivo una piccola risposta.

Caro Sergio,

il 26 marzo scorso, giorno in cui è stato redatto l’articolo, abbiamo, o meglio ho, provato a contattarti almeno una decina di volte, come avrai visto dalla chiamate senza risposta sul cellulare, proprio perché volevamo confrontarci con chi, come te, ha sicuramente il polso della situazione-insediamenti di Rom e non, più o meno autorizzati in città e in provincia. Alla fine, non riuscendo nell’intento, abbiamo optato per la “citazione frettolosa” dal tuo blog, che contiene sicuramente informazioni più attendibili di quelle che possiamo acquisire noi, girando a vuoto per la città o dando voce – senza avere spesso il tempo materiale di opportune verifirche – alle decine di segnalazioni che, con cadenza quasi quotidiana, ci giungono dai lettori. (altro…)

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