A quale «razza» appartevano gli italiani emigrati in America, a cavallo tra XIX e XX secolo? Erano bianchi o «negri»? Il colore della pelle non lascerebbe dubbi: gli italiani sono bianchi, lo sono sempre stati e naturalmente lo erano anche allora. Eppure scienziati sociali, uffici pubblici e autorità di polizia ebbero più di una perplessità sulla classificazione degli italiani. Le «diversità» – ieri razziali, oggi culturali ed etniche – sono spesso il prodotto di costruzioni sociali e di strategie politiche.
«Gli italiani sono bianchi»? Se torniamo indietro di qualche decennio, scopriamo che la risposta a questa domanda appare a molti tutt’altro che ovvia. Alla fine del XIX secolo, in particolare, il gruppo di antropologi positivisti raccolti attorno a Cesare Lombroso, Giuseppe Sergi e Alfredo Niceforo si convince dell’inferiorità razziale dei meridionali: così, mentre gli italiani del Nord discenderebbero da una «razza ariana» superiore, quelli del Sud avrebbero origini africane…
I meridionali sarebbero cioè quasi-negri: e per questo – ovviamente, dicono gli antropologi di quest’epoca – di razza inferiore. Non si tratta – si badi – di innocue controversie tra intellettuali rinchiusi in qualche aula universitaria: negli stessi anni, L’Illustrazione Italiana - prestigiosa e popolare rivista illustrata – invia i propri giornalisti nel “profondo Sud”, in visita ai selvaggi. «Per i campi ove interrogai parecchi contadini», spiega un cronista in un numero del 1893, «non trovavo che tipi spiccatissimi di derivazione africana» [citato in Thomas A. Guglielmo, "Nessuna barriera del colore". Italiani, razza e potere negli Stati Uniti, in J. Guglielmo e S. Salerno, Gli italiani sono bianchi? Come l'America ha costruito la razza, Il Saggiatore, Milano 2006, pag. 50].
Nel frattempo, i flussi di emigranti diretti verso gli Stati Uniti cominciano a modificarsi sensibilmente, e il mezzogiorno diventa il principale serbatoio di manodopera italiana. Oltreoceano, le autorità sono preoccupate, perchè gli italiani sono – notoriamente, si dice – potenziali delinquenti. E i meridionali fanno più paura, sembrano più selvaggi e incontrollabili. Così, già dal 1899 il Bureau of Immigration comincia a registrare gli italiani in base alla loro appartenenza razziale: da una parte i «settentrionali» che – per la gioia di Umberto Bossi – vengono classificati come «celtici» (!) -, dall’altra i «meridionali» cui invece viene affibbiata l’etichetta di «iberici» (!!). Un autorevole rapporto della Immigration Commission spiega, nel 1911, che i meridionali sono «emotivi, impulsivi, molto fantasiosi e privi di senso pratico», e soprattutto «scarsamente adattabili a una società fortemente strutturata» [T.A. Guglielmo, cit., pag. 50]. Sembra di sentire certi autorevoli esponenti politici di oggi, quando parlano di zingari o di rumeni…
Nel 1910, il Chicago Tribune invia nel Sud Italia un cronista d’eccezione, un antropologo: uno, insomma, che di razze inferiori se ne intende. Si chiama George A. Dorsey e visita un po’ tutte le regioni italiane, purchè si trovino a Sud di Roma. Dopo cinque mesi, l’illustre viaggiatore si convince non solo dell’inferiorità razziale dei malcapitati meridionali, ma persino delle loro «ascendenze negroidi».
Insomma, la bianchezza degli italiani, in questo periodo, è un fatto tutt’altro che scontato: le testimonianze citate ci dicono che sulla questione ci sono dubbi, perplessità, discussioni. Eppure – spiega T. A. Guglielmo – «malgrado queste importanti testimonianze, non bisogna porre eccessiva enfasi alla precarietà dello status relativo al colore degli italiani. I dubbi sul colore non portarono mai a collocare gli italiani tra i non-bianchi in modo sistematico e prolungato» [T. A. Guglielmo, cit., pag. 53]. Nel ferreo sistema razziale americano, gli italiani finiscono, certo, per essere discriminati, esclusi: ma in quanto bianchi, non in quanto negri. Il che significa che, all’interno della gerarchia razziale, gli italiani non hanno mai occupato l’ultimo gradino. Per loro fortuna.
Eppure, le curiose affermazioni circa il carattere «negroide» degli italiani dimostrano che l’evidenza somatica - essere bianchi o scuri di pelle – è, in larga misura, il prodotto di strategie socialmente costruite. Un esempio tipico della costruzione dell’evidenza è il cosiddetto «naso adunco» delle razze semite. Gli ebrei sono, dal punto di vista fisico, indistinguibili dagli «ariani»: eppure gli antisemiti vedevano il naso adunco in ogni ebreo. «Se l’altro dominato, inferiorizzato, discriminato (o inferiorizzabile e discriminabile) è del tutto simile al “noi”», spiega Anna Maria Rivera, «gli si attribuisce il naso adunco come tratto somatico che accomunerebbe l’intero gruppo cui appartiene o a cui è ascritto. Da allora in poi tutti vedranno il naso adunco in ogni individuo appartenente o ascritto a quel gruppo. La stessa percezione delle differenze somatiche è infatti influenzata dalla cultura, dall’ideologia e dal pregiudizio» [Rivera, A.M., Estranei e nemici. Discriminazione e violenza razzista in Italia, Derive e Approdi, Roma 2003, pagg. 16-17].
Oggi, nessuno parla più di «razze» in senso biologico e genetico. Ma molti sono convinti dell’irriducibile diversità - e, qualche volta, della pervicace inferiorità – di alcune «culture» o «etnie». Tutti sanno, tutti «vedono» che la cultura degli zingari è diversa, arretrata, inferiore, incapace di adattarsi alle regole. Sarà mica come il naso adunco degli ebrei o il carattere negroide dei meridionali?








…ma Nicefero e Sergi erano razzisti di se stessi essendo siciliani?
NON CAPISCO…deve esseci di più nella loro teoria.
Ma non è questione di razzismo…che gli italiani del sud siano più scuri e mediterranei, e molti di loro somaticamente simili agli arabi non è un “teoria razzista” ma è il dire la verità visibile a occhio. D’altronde non è un caso che mentre il resto dell’europa occidentale, nord italia compreso (penisola iberica in parte esclusa) sia stato massicciamente popolato da popolazioni “più nordiche” come possono essere quelle germaniche, celtiche, illiriche,slave (o anche gli stessi antichi latini, prima che si mescolassero alle popolazioni mediterranee di alcune parti della penisola), il meridione d’italia abbia nella sua storia sia stato anche abitato da greci, arabi, etc. Quindi non è che sia razzismo dire che gli italiani del sud hanno spesso un aspetto molto mediterraneo, perchè sono le cose che dicevano nelle città del nord, o negli stati uniti, o in australia (dove con il programma della “white australia” volevano sono immigrati del nord italia). Se quando parliamo delle genti dell’africa nera diciamo che sono “di colore” non si capisce dove stia il razzismo nel dire che molti meridionali abbiano un aspetto “poco europeo” o “poco bianco. Non sono i tratti somatici a fare la persona..
Ludovico,
La verita’ fa male e lei l’ha raccontata in poche parole.
In questo ridicolo paese che è l’italia che si trova in uno strano contenitore che è l’europa, si sono persi di vista certi valori e gli accessori linguistici ad essi collegati.
Aver ragione, come lei ha, temo non serva perche’ siamo e saremo ancora per molto tempo, vittime del pensiero unico,del modernismo a tutti i costi,della liberta’ incondizionata che sfocia nell’anarchia,nella smisurata ed affannosa ricerca del politically correct ecc…..
Dire che in questo stato esistono almeno due nazioni, completamente diverse, nonostante 150 anni di condizionamenti massificanti posti in atto per omogeneizzare il paese, non sembra essere possibile. Lo e’ solo se uno vuole essere preso di mira come razzista, esattamente come chi si ostina oggi a parlare di etnie, come chi ricorda le distinte popolazioni che hanno dato origine al carnevale italia.
In realta’ dovremmo agevolare il corso naturale delle cose, ma non siamo capaci di stimolarlo perche’ siamo noi stessi vittime di questo sistema, che ci ha rammollito e ci ha fatto diventare tutti uguali, dei bravi consumatori di merce ma cattivi difensori dei valori naturali ed autenticamente umani.
Enrico
uno che sogna un nord indipendente ma che si rende conto che i primi a non meritarselo sono proprio i suoi conterranei
Anch’io credo che in questo paese ci siano almeno due nazioni, e sono convinto che l’unità d’italia sia stato un grave errore, le cui conseguenze si sono riversate sopratutto sui meridionali
Io sono un siciliano che sogna una Sicilia indipendente che, a differenza di è convinto che i suoi conterranei se lo meritano (dopo 3000 anni di storia sarebbe anche ora).
W LA SICILIA INDIPENDENTE
L’ultimo periodo del mio messaggio precedente deve leggersi del come segue:
Io sono un siciliano che sogna una Sicilia indipendente che, a differenza di Enrico, è convinto che i suoi conterranei se lo meritano (dopo 3000 anni di storia sarebbe anche ora).
W LA SICILIA INDIPENDENTE.
Scusate il lapsus calami.
veramente, ludovico, al sud ci sono stati i normanni…
cosa c’è di cui soprendersi ? vi sembra che i nord europei (che allora e tutt’oggi sono l’etnia dominante in america) siano uguali agli italiani ??
e non è una cosa che è scomparsa , se cercate su google “italians white” o “italians not white” trovate decine e decine di pagine e forum con discussioni a proposito della discutibile bianchezza degli italiani
per bianco la maggior parte dei nord europei intende persone con pelle bianca-rosea , occhi chari e magari biondi , un tipo che in italia non mi pare che abbondi , neanche al nord
mai madre è bergamasca mora con occhi scuri.
mio padre palermitano 1.88 di altezza biondo occhi azzurri.
Allora ?
La Immigration Commission considerava “South Italy” anche Genova, la Toscana, tutta la penisola tranne parte del Piemonte della Lombradia, del Veneto (il Friuli non era ancora italiano), come si può leggere nel testo ufficiale su archive.org.
Gli Arabi ( o meglio i Berberi) hanno fatto alcune incursioni in sud Italia, ma solo in Sicilia si sono stabiliti per più di un secolo (in Puglia per 40 anni vi fu un califfato, in Provenza rimasero per circa 70 anni, stavano per creare anche un sultanato ma furono scacciato dal contrattacco proveniente dal nord della Francia).
In Piemonte i Saraceni, pur essedo stati infine scacciati, riuscirono a penetrare a tal punto da controllare i passi alpini per più di un secolo (alcuni autori dell’epoca si scagliano contro i piemontesi che accettano di pagare il dazio ai musulmani per commerciare con la Provenza).
X andrea: anche i Longobardi, in verità, soprattutto in Campania, ove c’era Benevento (capitale della Langobardia minor, poi divenuta principato e sopravvissuta di molti secoli a quella Major) a Salerno (che essi rifondarono).
Se Lombroso ha fatto un’affermazione del genere mi fa specie che Torino gli abbia dedicato un museo. I Siciliani sono in gran parte di origne normanna; Milano è stata dominata per secoli dagli Spagnoli.